La vita di Manuel Bortuzzo è una testimonianza di resilienza e determinazione. Un percorso costellato di successi sportivi precoci, un tragico evento che lo ha segnato profondamente, e una successiva rinascita che lo vede protagonista non solo nel nuoto paralimpico, ma anche nel panorama mediatico italiano. La sua storia è un intricato arazzo di sfide, superamenti e una costante ricerca di significato, dove ogni cicatrice, fisica o emotiva, racconta un capitolo di questa straordinaria trasformazione.
L'Incidente e la Perdita del Sogno Olimpico
Manuel Bortuzzo, nato a Trieste il 3 maggio 1999, era una giovane promessa del nuoto italiano. La sua dedizione e il suo talento lo avevano portato a trasferirsi a Roma per allenarsi al Centro Federale di Ostia, con l'ambizione di competere ai massimi livelli, affiancato da atleti del calibro di Gregorio Paltrinieri e Gabriele Detti. "Per me esisteva solo il nuoto e mi stavo dedicando a questo", ha raccontato, descrivendo un futuro interamente incentrato sulla disciplina acquatica. La sua vita, però, ha preso una svolta drammatica nella notte tra il 2 e il 3 febbraio 2019. Mentre si trovava con la sua fidanzata davanti a una tabaccheria nel quartiere Axa di Roma, Bortuzzo è stato vittima di una sparatoria, colpito alla schiena per un tragico scambio di persona.

Il proiettile ha causato una lesione midollare completa, lasciandolo semiparalizzato dalle gambe in giù. I medici hanno parlato di un verdetto tremendo, ma Manuel stesso ha spesso sottolineato quanto la sua vita sia stata salvata per soli dodici millimetri: "Sono salvo per 12 millimetri". Questo evento ha segnato la fine del suo sogno di carriera nell'esercito italiano, che non permette ai militari di avere tatuaggi, e ha radicalmente modificato il suo percorso sportivo, ponendo fine alla sua carriera nel nuoto agonistico tradizionale. "Tornare in acqua mi ha proprio sbattuto in faccia la realtà della mia condizione", ha ammesso, evidenziando come la consapevolezza della sua disabilità si sia manifestata pienamente solo quando ha ripreso contatto con l'ambiente acquatico.
La Trasformazione Fisica e Mentale
Nonostante le immense difficoltà, sia fisiche che mentali, Bortuzzo ha dimostrato una straordinaria capacità di adattamento. "La parte fisica si stabilizza un po’ con tutte le difficoltà del caso, ma la parte mentale rimane per sempre", ha affermato, riconoscendo la persistenza delle sfide psicologiche legate alla sua condizione. Il ritorno in acqua, inizialmente traumatico, si è trasformato in un percorso di riscoperta. "Finché stavo sulla terraferma non me ne rendevo conto", ha confessato, spiegando come il contatto con l'acqua abbia reso tangibile la sua nuova realtà.
La sua esperienza ha creato un ponte di connessione con il suo pubblico: "I problemi da affrontare, nella vita, li abbiamo tutti. Quindi c’è un punto di incontro col mio pubblico che è il dolore e la difficoltà. Quello mi ha portato a riuscire a parlare con la gente, senza doverci dire nulla sapevo che eravamo già in sintonia." Questa empatia naturale ha aperto le porte al mondo dei social media, un universo fino ad allora sconosciuto a Manuel. "Non conoscevo nemmeno Instagram, né i social, né i media e il mondo televisivo", ha dichiarato.
La Riscoperta dello Sport e il Sogno Paralimpico
La pressione di dover competere a tutti i costi è venuta meno, permettendo a Manuel di ricalibrare il suo rapporto con lo sport. "Senza più la pressione di dover competere a tutti i costi, Bortuzzo ordinò un nuovo costume da bagno, occhiali e borsa da nuoto su internet." Ha ammesso di aver avuto un periodo in cui il suo ritorno al nuoto era solo a parole, ma la determinazione è presto prevalsa. "C’è stato un momento in cui lo ero veramente solo a parole, dicevo che sarei tornato e in realtà non stavo tornando per niente."
La vera svolta è arrivata con il supporto di amici come Aldo Montano. "Aldo Montano è quella persona che mi ha fatto tornare ad avere quella grinta, quella voglia", ha spiegato Bortuzzo. Montano, con la sua esperienza olimpica e la sua vicinanza, ha infuso in Manuel la determinazione necessaria per ripartire. "Mi ha fatto riassaporare davvero il sogno Olimpico, lui era appena tornato da Tokyo ed era fresco di sensazioni che mi ha subito trasmesso e le ho fatte mie."
Oggi, Manuel Bortuzzo punta con decisione alla qualificazione per i Giochi Paralimpici di Parigi 2024. Gareggia nei 200 misti, ma si sente competitivo soprattutto nei 100 rana, nella categoria SB4. "Ho fatto tappe di Coppa del mondo, per esempio a Berlino dove ho conosciuto i miei avversari, il primo e il secondo al mondo sui 100 rana e c’è ancora un abisso, lo vedo, perché sono ragazzi che lo fanno da tantissimi anni." Nonostante il divario, la sua determinazione è incrollabile: "Si tratta di un sapersi adattare al problema che hai e saper trovare la via giusta." Il sogno paralimpico è una "cosa che sento dentro incompleta. Un sogno che sentivo che si poteva realizzare e che poi non si è più realizzato", ma che ora è tornato prepotentemente alla ribalta.
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Il Corpo come Tela Narrativa: Tatuaggi e Cicatrici
Il corpo di Manuel Bortuzzo è diventato una sorta di diario visivo, una tela su cui ha impresso i momenti salienti della sua vita, le sue emozioni e le sue battaglie. I tatuaggi, un tempo un'opzione preclusa dalla sua aspirazione militare, sono ora una parte integrante della sua identità. "Tutte cose che ho scritto sul mio corpo e che ho anche raffigurato con delle immagini, rappresentano lo stato d’animo di quel momento", ha spiegato.
La cicatrice sul collo, in particolare, è oggetto di curiosità. Contrariamente a quanto si potrebbe pensare, non è direttamente legata all'incidente. Inizialmente, Manuel si era tatuato la frase "Sui generis" sul collo, un riferimento a un soggetto atipico, che sentiva perfetto per la sua capacità di "rinascere dal caos". Tuttavia, pentitosene, ha deciso di rimuoverlo, lasciando una cicatrice come frutto dell'operazione.
Un altro tatuaggio di profondo significato è il numero 12, inciso sul collo, che ricorda i millimetri che lo hanno separato dalla morte durante la sparatoria. "Quando racconta dell'agguato, Manuel ripete sempre: 'Sono salvo per 12 millimetri'. È proprio per questo che il 12, per lui appassionato di tatuaggi, è diventato un simbolo, il confine fra la vita e la morte". Sul braccio destro, inoltre, è tatuato un omaggio a Frédéric François Chopin, raffigurato come un occhio che piange su uno spartito del Notturno n.20. "Un brano che è molto malinconico, ma nel cambio tonalità diventa speranzoso: un contrasto di malinconia e voglia di evadere, voglia di arrivare."
Un tatuaggio di rinascita, fatto a un anno esatto dalla sparatoria, raffigura due angioletti che sorreggono un velo sulla spalla sinistra, simbolo di speranza. Anche il padre Franco ha condiviso con orgoglio sui social: "È passato un anno. Più forti di prima". Sulla pancia, invece, campeggia un'aquila, un simbolo di forza e libertà.
La Partecipazione al Grande Fratello VIP e le Relazioni
La decisione di partecipare al Grande Fratello VIP nel 2021 ha rappresentato un'altra tappa significativa nel suo percorso di esposizione mediatica e di ricerca di connessione. Entrato nella casa il 13 settembre 2021 e uscendone il 24 gennaio 2022, Bortuzzo ha condiviso la sua esperienza, rivelando anche momenti di fragilità. "Ho fatto sapere sapere ai suoi compagni, nonostante appaia sempre forte, di aver avuto dei crolli emotivi: 'Tengo dentro il mio dolore, ci sto male, ma faccio così.'"
Durante la sua permanenza nella casa, ha sviluppato una relazione con Lulù Selassié. Tuttavia, la storia è stata segnata da controversie e dichiarazioni contrastanti dopo la fine del reality. Lulù ha contestato la narrazione pubblica della loro rottura, affermando che la relazione non si fosse mai realmente interrotta nel 2022 e che le accuse nei suoi confronti fossero infondate. La vicenda ha evidenziato le complessità della gestione dell'informazione e dell'impatto mediatico sulle vite private. Un avvocato presente in studio a "La Vita in Diretta" ha ribadito la posizione legale, secondo cui Bortuzzo era da considerarsi la vittima.
La Musica come Rifugio e Ispirazione
La musica è un altro pilastro fondamentale nella vita di Manuel Bortuzzo. Fin da bambino, ha coltivato la passione per gli strumenti musicali, iniziando con la batteria all'età di 6-7 anni. Questa passione si è poi estesa al pianoforte e alla chitarra. "Non so comporre, per comporre c’è uno studio che non ho ancora affrontato, ma che sicuramente affronterò", ha dichiarato, mostrando un desiderio di approfondire ulteriormente il suo legame con la musica.
La sua ecletticità musicale è notevole: "Quando mi chiedono che musica ascolto, posso passare dal punk a Chopin, c’è tutto ed è una fortuna, perché conoscere tutta la musica, tanti generi e tante cose, è bello." Questa apertura mentale si riflette anche nel mondo dello sport: "Ed è una costante che si lega al mondo dello sport, perché quanti atleti ascoltano la musica prima della gara?"
La Trasformazione di una Difficoltà in Opportunità
La storia di Manuel Bortuzzo è un potente esempio di come una difficoltà apparentemente insormontabile possa essere trasformata in un'opportunità di crescita e di ispirazione. La sua resilienza di fronte a un evento traumatico, la sua determinazione nel perseguire nuovi obiettivi sportivi e la sua capacità di connettersi con gli altri attraverso la vulnerabilità e la forza interiore lo rendono una figura di spicco. La sua vita, segnata da una cicatrice sul collo che racconta una storia di pentimento e rimozione, e da un tatuaggio che commemora i millimetri che lo hanno salvato, è un inno alla capacità umana di adattarsi, reinventarsi e trovare un nuovo significato anche nelle circostanze più avverse.

Il film per la TV "Rinascere", in onda su Rai 1, prodotto da Rai Fiction e Moviheart per la regia di Umberto Marino, promette di raccontare ulteriormente la sua storia, esplorando non solo gli eventi esterni, ma anche il profondo percorso interiore di sofferenza, sconforto, rabbia e, soprattutto, la forza che ha dovuto trovare dentro di sé. "È stato facile dire che ero io il ragazzo sbagliato al posto sbagliato nel momento sbagliato. Ma non ero io nel posto sbagliato e nel momento sbagliato, io stavo facendo la mia vita come ogni altro ragazzo." Questa affermazione sottolinea la sua volontà di riappropriarsi della propria narrazione, sfidando le percezioni esterne e affermando la sua identità al di là dell'incidente.
Il percorso di Manuel Bortuzzo è una continua evoluzione, un viaggio che dimostra come la vera forza non risieda nell'evitare le cadute, ma nella capacità di rialzarsi, imparare e continuare a nuotare verso nuovi orizzonti, con la cicatrice sul collo e il sogno paralimpico nel cuore.