La psoriasi, una malattia infiammatoria cronica della pelle che si manifesta con chiazze arrossate ricoperte da squame biancastre, è una condizione complessa la cui insorgenza e progressione sono influenzate da una combinazione di fattori genetici e ambientali. Tra questi ultimi, il consumo di alcol e tabacco, l'obesità, le infezioni e gli eventi stressanti giocano un ruolo di notevole importanza. La comprensione approfondita di questi fattori di rischio è fondamentale per una gestione efficace della malattia e per migliorare la qualità della vita dei pazienti.
Il Ruolo del Fumo nello Sviluppo e nell'Aggravamento della Psoriasi
L'incidenza della psoriasi è significativamente maggiore nei fumatori rispetto ai non fumatori. Parallelamente, si osserva una maggiore prevalenza di fumatori tra i soggetti psoriasici rispetto agli individui non affetti da questa dermatosi. Questo dato suggerisce un legame intrinseco tra il fumo e la patogenesi della psoriasi. Persino l'esposizione passiva al fumo di sigarette durante l'infanzia può aumentare il rischio di sviluppare la psoriasi nel corso della vita. Per gli individui geneticamente predisposti alla psoriasi, il fumo può non solo indurre la comparsa delle tipiche manifestazioni cutanee, ma anche aggravarne la gravità.

Smettere di fumare è una raccomandazione frequente, ma la sua attuazione è tutt'altro che semplice. Fumare è un gesto complesso, quasi un rituale, che intreccia fattori genetici, psicologici e sociali. Nonostante sia considerato tra le principali cause di disturbi respiratori e cardiovascolari e la principale causa di morte prevenibile, il numero di fumatori a livello mondiale, specialmente nei paesi in via di sviluppo, è in costante aumento. Questo trend solleva serie preoccupazioni per le future implicazioni sulla salute globale.
Il tabacco, la sostanza più comunemente fumata, è una miscela intricata di oltre 7000 sostanze chimiche, sia in forma di particolato che di vapore. Tra queste, la nicotina è l'alcaloide principale, noto non solo per la sua elevata capacità di indurre dipendenza (circa una persona su tre che prova una sigaretta diventa un fumatore abituale), ma anche per una serie di effetti negativi aggiuntivi. La nicotina viene assorbita rapidamente attraverso gli alveoli polmonari, la pelle e le mucose intestinali, esercitando i suoi effetti sul fegato, sul sistema nervoso e sul midollo surrenale. Il suo ruolo nell'indurre infiammazione a livello cellulare e tissutale è ampiamente documentato. Oltre alla nicotina, le sigarette contengono altre sostanze altamente infiammatorie come il butadiene (associato a un aumento del rischio di tumore), l'acroleina e l'acetaldeide (irritanti delle vie respiratorie), l'arsenico, il cianuro e il cresolo (che aumentano il rischio di patologie cardiovascolari). L'esposizione continuata al benzopirene, inoltre, ha un impatto negativo sulle ghiandole linfatiche.
Le conseguenze del fumo vanno oltre i disturbi cardiovascolari e respiratori, le patologie ostruttive e oncologiche, specialmente del tratto respiratorio. Le malattie infiammatorie, come la psoriasi, sono tra le principali conseguenze di questa abitudine dannosa. Le ricerche indicano che chi fuma presenta un rischio quasi doppio di sviluppare la psoriasi rispetto ai non fumatori, e questo rischio aumenta proporzionalmente alla quantità di sigarette fumate giornalmente. Il fumo, inoltre, aggrava la severità della malattia.
Fattori Genetici e Comportamentali nel Fumo
La domanda sul "perché si fuma" è complessa. Non si tratta solo di fattori culturali o sociali, ma anche di una potenziale componente genetica. Studi hanno indagato la correlazione tra madri fumatrici in gravidanza e figli fumatori precoci, o la tendenza a replicare le abitudini di fumo dei genitori in termini di quantità o capacità di smettere. È stata anche osservata una differenza di genere: le donne sembrano essere più sensibili agli effetti dannosi del fumo, compreso il fumo passivo. Ricerche hanno identificato specifici geni (come CYP2A6, 5HTT) associati al comportamento del fumatore.

Il "Paradosso del Fumo" nell'Artrite Psoriasica
Sorprendentemente, gli studi sull'artrite psoriasica hanno rivelato un fenomeno noto come "paradosso del fumo". Uno studio condotto su un campione significativo di partecipanti (225.213 persone con psoriasi e 7.057 con artrite psoriasica) per un periodo di sette anni, con un follow-up di oltre 46 milioni di persone-anno, ha portato alla luce dati interessanti. In questa coorte, l'età media era di 42 anni, con il 53% di donne, il 13% di persone obese e il 62% di bevitori abituali. Il 56% dei partecipanti erano non fumatori, il 16% ex fumatori e il 28% fumatori abituali.
Tra i pazienti affetti da psoriasi, l'età media era di 45 anni, con dati comparabili alla popolazione generale per quanto riguarda sesso (52% femmine), obesità (21%) e consumo di alcol (64%). Tuttavia, la distribuzione dei fumatori era diversa: il 46% non fumatori, il 19% ex fumatori e il 35% fumatori abituali.
Lo studio ha osservato che, nei pazienti già affetti da psoriasi, il fumo non sembra aumentare il rischio di sviluppare l'artrite psoriasica. Anzi, mentre il fumo aumenta il rischio di artrite psoriasica nella popolazione generale, tra i pazienti con psoriasi sembra quasi esercitare un effetto protettivo. Tuttavia, è fondamentale sottolineare che questo "paradosso del fumo" non deve indurre a credere che fumare sia benefico. Si tratta di un dato mediato che può creare confusione, ma il fumo rimane un comportamento altamente dannoso per la salute generale e per quella delle persone vicine.
I dermatologi svolgono un ruolo cruciale nella prevenzione delle patologie correlate al fumo, incoraggiando i pazienti ad adottare uno stile di vita più sano e a smettere di fumare.
L'Impatto del Consumo di Alcol sulla Psoriasi
Sebbene non esistano evidenze scientifiche definitive che stabiliscano un legame causale diretto tra specifici alimenti e la psoriasi, è ampiamente riconosciuto che alcol e fumo sono fattori di rischio significativi. Mentre alcuni studi hanno evidenziato una correlazione tra il fumo e forme specifiche di psoriasi, come la variante pustolosa localizzata su mani e piedi (palmo-plantare), l'abitudine al consumo di alcol è un fattore scatenante ben noto. Pazienti che consumano grandi quantità di alcol tendono a presentare una maggiore severità ed estensione della psoriasi cutanea rispetto agli astemi o ai consumatori moderati.
Il professor Antonio Costanzo, direttore dell'unità di dermatologia dell'ospedale Humanitas, spiega che si ritiene che l'alcol contribuisca ad aumentare l'infiammazione tissutale, mentre l'astinenza favorisca la remissione della psoriasi. Al contrario, seguire uno stile di vita corretto, che include il mantenimento del peso forma e una dieta equilibrata, contribuisce a tenere sotto controllo la psoriasi. È stato documentato che variazioni rapide di peso, sia in aumento che in diminuzione, possono peggiorare la condizione. Per i pazienti psoriasici, seguire un regime dietetico adeguato è fondamentale per ridurre l'infiammazione sistemica, con benefici sull'estensione cutanea della malattia, sui sintomi soggettivi come il prurito, e per ridurre l'insorgenza di malattie metaboliche associate come diabete, ipercolesterolemia e disturbi cardiovascolari.
Di conseguenza, si raccomanda una dieta ricca di fibre, carni bianche, fermenti lattici, frutta e verdura, pesce, limitando gli alimenti ad alto contenuto di acido arachidonico e grassi "dannosi" come insaccati, carni rosse, burro, uova e grassi animali.
TUTTO QUELLO CHE DEVI SAPERE SULL'ALCOL | #TELOSPIEGO
Fumo, Alcol e Psoriasi: Un'Analisi Dettagliata
Nello sviluppo della psoriasi, una malattia infiammatoria cronica della pelle caratterizzata da chiazze arrossate ricoperte da squame biancastre, giocano un ruolo sia fattori genetici che ambientali. L'incidenza della psoriasi è maggiore nei fumatori, e vi sono più fumatori tra i soggetti psoriasici. L'esposizione passiva al fumo in età infantile aumenta il rischio di sviluppare la malattia. Negli individui geneticamente predisposti, il fumo può indurre o aggravare le manifestazioni psoriasiche.
I fumatori dovrebbero essere informati del rischio di sviluppare la psoriasi, specialmente in presenza di una storia familiare, e coloro che soffrono di psoriasi dovrebbero smettere di fumare per evitare l'aggravamento della malattia e ridurre il rischio di disturbi cardiovascolari.
La psoriasi è una malattia infiammatoria cronica con una prevalenza di circa il 2% nella popolazione italiana, con un impatto significativo sulla qualità della vita. Si stima che a livello mondiale ci siano tra i 100 e i 125 milioni di persone affette, e circa 1,5 milioni in Italia, sebbene il numero possa essere sottostimato a causa di forme lievi non diagnosticate.
Circa la metà delle persone colpite riferisce familiarità per la psoriasi. Fattori ambientali come stress, infezioni o l'assunzione di alcuni farmaci possono scatenare o riacutizzare le manifestazioni cliniche in soggetti geneticamente predisposti.
La forma a placche, la più frequente (80-90% dei casi), si presenta con placche ispessite di colore rosso, ricoperte da squame bianche, localizzate comunemente su ginocchia, gomiti, glutei e cuoio capelluto. La forma guttata, più frequente in infanzia o adolescenza, può manifestarsi a seguito di infezioni, in particolare faringiti da Streptococco.
La psoriasi non è solo una patologia cutanea, ma rientra tra le malattie infiammatorie sistemiche. Nel 30-40% dei pazienti si associa un coinvolgimento articolare, dando origine all'artrite psoriasica, un'artrite infiammatoria caratterizzata da dolore articolare e rigidità mattutina. Può colpire tutte le articolazioni, ma più frequentemente le piccole articolazioni delle mani e dei piedi, i polsi, le caviglie e le articolazioni sacro-iliache. Le forme severe determinano infiammazione sistemica e aumentano significativamente il rischio di malattie cardiovascolari.
La diagnosi avviene generalmente tramite un accurato esame clinico, basato sull'aspetto e la localizzazione delle lesioni. La terapia topica, utilizzata per forme lievi, si basa su creme emollienti, cheratolitiche o antinfiammatorie a base di corticosteroidi, spesso associate a derivati della vitamina D. La fototerapia, con raggi UVB a banda stretta (311 nm), è un'altra opzione.
Per le forme da moderate a gravi, è necessaria una terapia sistemica. I farmaci sistemici di prima linea includono metotrexato, ciclosporina, acitretina e dimetilfumarato. I farmaci biologici, farmaci innovativi che agiscono direttamente sulle citochine infiammatorie, rappresentano un'importante opzione terapeutica. Esistono diverse classi di farmaci biologici, somministrati per via sottocutanea, che inibiscono selettivamente l'azione di specifiche citochine pro-infiammatorie. Tra questi figurano farmaci anti-TNF alfa (etanercept, adalimumab, certolizumab), anti-IL12-23 (ustekinumab), anti-IL17/IL17R (secukinumab, ixekizumab, brodalumab, bimekizumab) e anti-IL23 (guselkumab, risankizumab, tildrakizumab).
Ai pazienti con psoriasi moderata-severa vengono prescritti esami strumentali e di laboratorio per valutare l'idoneità a terapie sistemiche o biologiche.
Ricerca sull'Associazione tra Abitudini al Fumo e Gravità della Psoriasi
Ricercatori dell'Istituto Dermatologico dell'Immacolata (IDI) di Roma hanno valutato l'associazione tra i diversi componenti dell'abitudine al fumo e la gravità clinica della psoriasi in 818 adulti affetti dalla malattia. Utilizzando l'indice PASI (Psoriasis Area and Severity Index) per valutare la gravità clinica tra febbraio 2000 e febbraio 2002, e dopo aver aggiustato i dati per potenziali fattori confondenti (sesso, età, indice di massa corporea, distress psicologico, storia familiare, durata della malattia e assunzione di alcol), è emerso che fumare più di 20 sigarette al giorno era associato a un rischio più che doppio di psoriasi clinicamente grave rispetto a fumare 10 sigarette o meno al giorno (odds ratio, OR = 2.2). Il prodotto dell'intensità e della durata del fumo in anni ha aumentato significativamente il rischio di grave psoriasi (OR = 1.3 dopo aggiustamento). L'effetto delle "sigarette-anno" è risultato maggiore nelle donne (OR = 1.8) rispetto agli uomini (OR = 1.2).
Psoriasi e Rischio di Mortalità Legata all'Alcol
Chi soffre di psoriasi ha una maggiore probabilità di morire per patologie correlate all'abuso di alcolici. Sebbene molti pazienti abbiano osservato un peggioramento della malattia con alcuni alimenti, non esistono studi che stabiliscano un legame certo tra nutrizione e psoriasi. Tuttavia, numerose ricerche hanno dimostrato che l'alcol favorisce lo scatenarsi delle lesioni cutanee e causa forti peggioramenti. Gli esperti raccomandano ai malati di evitare o limitare drasticamente il consumo di bevande alcoliche.
Giampiero Girolomoni, direttore dell'Unità Operativa di Clinica Dermatologica all'Ospedale Borgo Trento di Verona, sottolinea che "il consumo eccessivo di alcolici è un fattore di rischio noto per la psoriasi perché favorisce e aumenta lo stato infiammatorio generale alla base della malattia. Espone il paziente a un maggior rischio di steatosi epatica e di effetti collaterali da certi farmaci usati nella terapia della psoriasi come il methotrexate. L'alcol, inoltre, è una rilevante fonte di calorie e facilita l'obesità, che è una patologia comune negli psoriasici. Dunque, limitare il consumo di bevande alcoliche fa bene al peso, alla psoriasi, al fegato e alla salute in generale." Modificare le abitudini di consumo di alcolici può influenzare positivamente la patologia.
Altre Considerazioni sugli Stili di Vita
Cercare di evitare di fumare è fondamentale, poiché il fumo può contribuire all'insorgenza della psoriasi. Le ricerche indicano che una forma localizzata alle mani e ai piedi può essere più comune nei fumatori o ex fumatori. Sebbene non sia ancora dimostrato che il fumo sia una delle cause primarie della psoriasi, i dati suggeriscono una possibile correlazione.
La psoriasi è una patologia cronica, ma con la giusta terapia, supporto e consapevolezza dei fattori scatenanti, è possibile gestire i sintomi e condurre una vita più confortevole.
Uno studio pubblicato sull'American Journal of Clinical Dermatology ha evidenziato che, nelle donne in post-menopausa, il fumo di sigaretta è associato in modo dose-dipendente a un rischio più elevato di sviluppare la psoriasi, e la cessazione del fumo riduce questo rischio.
La relazione tra consumo di alcol e psoriasi è stata definita controversa dagli autori di uno studio. Il fumo è stato più frequentemente associato a un maggior rischio di sviluppare la malattia, a una peggiore gravità e a una mancata risposta alla terapia, ma questi aspetti non sono stati adeguatamente valutati nelle donne in post-menopausa. L'abitudine al fumo è stata inoltre associata sia all'uso di alcol che alla psoriasi, rappresentando un importante fattore di confusione.

I ricercatori si sono posti l'obiettivo di valutare se il consumo di alcol potesse modificare il rischio di psoriasi correlato al fumo nelle donne in post-menopausa e di stabilire l'effetto della cessazione del fumo sul rischio di sviluppare la malattia cutanea in queste pazienti. Hanno condotto una revisione di dati Medicare su quasi 107.000 donne in post-menopausa, analizzando le abitudini al fumo e all'alcol, l'anamnesi e i dati demografici.
Durante 21 anni di follow-up, sono state identificate 2.837 nuove diagnosi di psoriasi (2,7%). Il modello statistico iniziale ha rivelato che le consumatrici di alcolici (passate e attuali) avevano un rischio maggiore di sviluppare psoriasi rispetto alle non bevitrici. Tuttavia, dopo l'aggiustamento per il fumo di sigaretta, non è stata rilevata alcuna associazione significativa tra consumo di alcol e rischio di psoriasi, né in base allo stato di consumo, frequenza o sottotipo di alcol.
Al contrario, i ricercatori hanno riscontrato un aumento del rischio di psoriasi con un numero più elevato di pacchetti di sigarette fumati all'anno rispetto alle non fumatrici: il rischio aumentava proporzionalmente al numero di pacchetti/anno. Le donne che avevano smesso di fumare presentavano un rischio inferiore di sviluppare la psoriasi rispetto alle attuali fumatrici, evidenziando un aumento dose-dipendente del rischio.
I limiti dello studio includevano un'incidenza di psoriasi leggermente superiore alla prevalenza generale negli Stati Uniti, un periodo di ricerca relativamente breve, l'arruolamento limitato a donne in post-menopausa con dati Medicare, la potenziale perdita di diagnosi non registrate prima del 1991, i dati auto-segnalati soggetti a bias e l'ipotesi che le abitudini di consumo di alcol e fumo fossero rimaste invariate durante il periodo di osservazione.
In conclusione, lo studio ha indicato che il fumo di sigaretta, ma non il consumo di alcol, è un fattore di rischio indipendente per la psoriasi nelle donne in post-menopausa, associato anche a una peggiore gravità della malattia e a una minore risposta alla terapia. Gli autori raccomandano una maggiore enfasi sull'astinenza dal fumo e sulla consulenza per la cessazione, come misura preventiva e terapeutica, specialmente per i pazienti con altri fattori di rischio per la psoriasi.