La pitiriasi rosea, nota anche come pitiriasi rosea di Gilbert o dermatite rosea, è una condizione dermatologica benigna e autolimitante che si manifesta con la comparsa di molteplici piccole chiazze di cute squamosa, di colore rosa o marrone chiaro. Descritto per la prima volta nel XIX secolo dal dermatologo francese Camille-Melchior Gibert, questo disturbo cutaneo, tipico dell’età giovane-adulta, può destare preoccupazione quando compare improvvisamente sulla pelle, soprattutto nei bambini.

Sintomi Distintivi della Pitiriasi Rosea
La caratteristica più distintiva della pitiriasi rosea riguarda la modalità con cui si manifesta. Nella maggior parte dei casi, tutto inizia con la comparsa della cosiddetta chiazza madre, una lesione ovale o rotondeggiante di colore rosa-rossastro che misura tipicamente tra i 2 e i 5 centimetri di diametro, talvolta fino a 10 cm. Questa prima lesione, chiamata anche medaglione o chiazza di Gilbert, si localizza più frequentemente sul tronco, in particolare sul torace o sulla schiena, e può essere facilmente scambiata per una micosi o altre dermatosi. La sua superficie presenta una fine desquamazione superficiale e può avere una porzione centrale depressa, con un bordo più rilevato.
Dopo un intervallo di tempo variabile, solitamente tra 1 e 3 settimane, la chiazza madre è seguita dalla comparsa dell'eruzione secondaria. Questa è caratterizzata da lesioni più piccole, simili alla chiazza iniziale ma di dimensioni ridotte, distribuite simmetricamente lungo le linee di tensione cutanea del tronco, seguendo un pattern che ricorda la disposizione di una "tenda di teatro" o un "albero di Natale". Le lesioni secondarie compaiono a gittate successive nell’arco di 8-10 giorni e sono solitamente poco o per nulla pruriginose.
Le lesioni interessano tipicamente il tronco e gli arti, mentre sono di solito risparmiati il volto, il cuoio capelluto, le mani ed i piedi. Nei bambini, le chiazze comunemente iniziano nell’inguine o nelle ascelle e si diffondono verso l’esterno.
Oltre alle manifestazioni cutanee, molti pazienti riferiscono la presenza di prurito associato alle lesioni, la cui intensità è variabile, da moderato o, più raramente, intenso e fastidioso. Il prurito tende ad accentuarsi con il calore, dopo la doccia o durante la sudorazione, interferendo talvolta con il riposo notturno. Talvolta la malattia è limitata alla sola chiazza madre.
Alcune persone lamentano anche sintomi prodromici simil-influenzali alcuni giorni prima della comparsa delle lesioni, come un vago malessere generalizzato, perdita dell’appetito, febbricola, cefalea e a volte dolori articolari. Si può anche rilevare un aumento dimensionale dei linfonodi (linfoadenomegalia localizzata o diffusa).
Esistono anche forme atipiche di pitiriasi rosea, come la variante senza chiazza madre, in cui l'eruzione secondaria compare direttamente senza la lesione iniziale, rendendo più complicato il riconoscimento della patologia.

Cause Sottostanti e Fattori Predisponenti
Il ruolo dell’infezione sistemica da herpesvirus umano (HHV) di tipo 6 (HHV-6) ed 7 (HHV-7) come agenti causali della pitiriasi rosea è ad oggi ben documentato. La presenza del DNA di HHV-6 e HHV-7 è stata dimostrata nel plasma ed anche nelle lesioni cutanee dei pazienti con pitiriasi rosea. Il contatto con questi virus avviene solitamente durante l’infanzia, tramite via aerea e per contatto con la saliva. Si tratta di virus ubiquitari, ovvero diffusi in tutto il mondo: è stato stimato che il 90% dei bambini sani con più di 2 anni possieda gli anticorpi specifici per HHV-6 ed il 75% degli individui adulti sani per HHV-7.
L’infezione primaria da HHV-6, ovvero la prima acquisizione del virus, che interessa in genere il bambino di età compresa tra i 6 mesi e i 2 anni, è responsabile della sesta malattia (exantema subitum), che si manifesta dapprima con febbre elevata (39-40°C) e poi, dopo 2-3 giorni, la temperatura ritorna alla normalità e lascia il posto a macchie cutanee di colore rosa-rosso chiaro su tronco e collo che durano 12-48 ore. A seguito dell’infezione primaria, il virus persiste in forma latente nelle ghiandole salivari e bronchiali, senza che l’organismo sia in grado di liberarsene.
La riattivazione da parte di uno o entrambi questi virus è responsabile della pitiriasi rosea. In particolare, la riattivazione di HHV-7 precede ed agisce da "trigger" nei confronti della riattivazione di HHV-6. La riattivazione dei virus HHV-6 e HHV-7 non è solitamente una condizione contagiosa, poiché la maggior parte degli individui adulti ha già acquisito l’infezione durante l’infanzia per cui già possiede gli anticorpi specifici.
Altri fattori che possono contribuire alla riattivazione virale o modulare la risposta immunitaria includono:
- Stress: Sebbene lo stress non rappresenti una causa diretta della patologia, può agire come fattore scatenante o favorente, poiché in grado di influenzare il sistema immunitario, facilitando la riattivazione virale o alterando la risposta immunitaria cutanea.
- Stagionalità: La pitiriasi rosea presenta una certa stagionalità, con un aumento dei casi durante i mesi primaverili e autunnali.
- Fattori genetici: Alcuni studi hanno suggerito una possibile predisposizione genetica.
- Fattori immunologici: Alterazioni della risposta immunitaria possono giocare un ruolo.
- Farmaci: Alcuni farmaci (per esempio ACE-inibitori, idroclorotiazide, captopril, barbiturici, metronidazolo e allopurinolo) possono causare una reazione simile alla pitiriasi rosea.
HHV6 & HHV7
Pitiriasi Rosea in Gravidanza: Rischi e Considerazioni
La pitiriasi rosea in gravidanza merita particolare attenzione per le possibili implicazioni sul benessere materno e fetale. La modulazione del sistema immunitario materno durante la gravidanza rappresenta un rischio per la possibile riattivazione di infezioni virali latenti nell’organismo. La pitiriasi rosea, infatti, si verifica più frequentemente nelle donne in gravidanza (18%) rispetto alla popolazione generale (6%).
Uno studio eseguito su 61 donne che hanno sviluppato l’esantema in gravidanza, ha evidenziato che nel 36% di esse la gravidanza è stata caratterizzata da complicanze: il 13% ha abortito ed il 23% dei neonati ha avuto problemi perinatali (ipotonia, pervietà del forame ovale, idramnios e basso peso alla nascita). Nella maggioranza di questi casi “complicati” la pitiriasi rosea si è presentata in forma atipica.
Il tasso totale di aborto nelle donne con pitiriasi rosea in gravidanza (13%) è molto vicino a quello della popolazione generale (10%). Tuttavia, considerando le donne che manifestano la pitiriasi rosea nelle prime 15 settimane di gestazione, il tasso di aborto è molto più alto, potendo arrivare fino al 57%. Questo dato suggerisce che la riattivazione precoce di HHV-6 in gravidanza può non solo causare la pitiriasi rosea, ma anche determinare il passaggio del virus dalla madre al feto, causare problemi gestazionali fino a condizionare negativamente l’esito della gravidanza. Alle donne in gravidanza con pitiriasi rosea deve essere offerto aciclovir, ma il trattamento con questo farmaco non riduce il rischio di parto prematuro o morte in utero.
Diagnosi e Diagnosi Differenziale
La diagnosi della pitiriasi rosea è basata essenzialmente sull’esame clinico (ispezione visiva), riconoscendo le caratteristiche morfologiche e distributive delle lesioni cutanee, in particolare la presenza della chiazza madre seguita dall’eruzione secondaria con distribuzione ad albero di Natale. Solo in rari casi, atipici o dubbi, si ricorre alla biopsia cutanea per una possibile conferma istologica. Gli esami sierologici e la ricerca del DNA di HHV-6/7 su sangue e lesioni cutanee sono eseguiti esclusivamente a scopo di ricerca.
È fondamentale porre una corretta diagnosi differenziale per escludere altre patologie dermatologiche che possono presentare manifestazioni simili:
- Sifilide secondaria: Caratterizzata da lesioni in papule o chiazze rosee non desquamanti ma infiltrate, con frequente coinvolgimento di mani e piedi e linfoadenomegalia costante. L’esecuzione di un test specifico per la sifilide permette di risolvere i dubbi.
- Dermatite seborroica: Caratterizzata da chiazze ovali al tronco in regione sternale o al dorso in sede infrascapolare, che possono essere confuse con una chiazza madre di pitiriasi rosea. Tuttavia la dermatite seborroica può presentare coinvolgimento del volto, cuoio capelluto e padiglioni auricolari e le squame hanno aspetto grasso.
- Eczema nummulare: In cui le lesioni cutanee si manifestano al terzo inferiore delle gambe e al dorso delle mani ed il prurito è più intenso.
- Pitiriasi lichenoide cronica: Malattia con decorso cronico e ricorrente in cui la chiazza madre è assente e le lesioni sono in diversi stadi evolutivi.
- Psoriasi guttata: Si differenzia per la localizzazione preferenziale degli arti e del cuoio capelluto, per la natura cronica e recidivante, per la presenza di squame più spesse e argentee e per la sua origine autoimmune.

Trattamenti e Prognosi
Essendo la pitiriasi rosea una patologia a risoluzione spontanea, il paziente viene in genere rassicurato, in quanto il trattamento migliore consiste, come in altre malattie esantematiche virali, semplicemente nel riposo per alcuni giorni. La prognosi è assolutamente positiva e la maggior parte delle persone guarisce completamente senza lasciare segni permanenti, in quanto le lesioni regrediscono spontaneamente nell’arco di 4-10 settimane, solitamente entro 5 settimane, anche se a volte persiste per 2 mesi o più. In alcuni pazienti, specialmente quelli con carnagione più scura, possono residuare temporanee aree ipo/iperpigmentate, che tendono comunque a normalizzarsi nell’arco di alcuni mesi.
Il prurito, quando presente, è lieve e non necessita trattamento. Tuttavia, per alleviare il fastidio, possono essere utilizzati diversi approcci:
- Esposizione alla luce solare (naturale o artificiale): Favorisce la guarigione e allevia il prurito.
- Creme emollienti e idratanti: Mantengono la barriera cutanea integra e riducono la secchezza che può accentuare il prurito. È consigliabile utilizzare detergenti delicati a pH acido ed evitare saponi aggressivi o profumati.
- Antistaminici orali: Possono essere utilizzati per controllare il prurito, specialmente nelle ore serali per favorire il riposo notturno.
- Corticosteroidi topici: Possono essere usati per brevi periodi per aiutare ad alleviare il prurito.
- Corticosteroidi per via orale: Necessari solo in caso di prurito molto intenso.
Poiché la pitiriasi rosea di Gilbert è una patologia da riattivazione virale, risulta responsiva al trattamento con antivirali per via orale. Uno studio condotto su 87 pazienti con pitiriasi rosea trattati con Aciclovir per via orale (800 mg 5 volte al giorno per 7 giorni), ha evidenziato nel 30% di essi una regressione completa e nel 60% una regressione parziale delle lesioni in una settimana. Inoltre, nei pazienti trattati con Aciclovir, il numero di nuove lesioni comparse durante il trattamento è stato notevolmente inferiore rispetto ai pazienti trattati con placebo ed i sintomi sistemici erano notevolmente alleviati. Al momento comunque, secondo la medicina basata sull’evidenza, non c’è un trattamento farmacologico raccomandato per la pitiriasi rosea.
Nelle forme ricorrenti o persistenti di pitiriasi rosea (esantemi che persistono per più di 3 mesi), per evitare ulteriori recidive o ridurre la durata dell’esantema, si può valutare la terapia antivirale per bocca.
È importante sottolineare che la pitiriasi rosea non è contagiosa, quindi le chiazze cutanee non possono essere trasmesse da persona a persona attraverso il contatto diretto. I pazienti possono condurre una vita quotidiana normale, frequentare scuola o lavoro e mantenere le normali relazioni sociali. Le recidive della pitiriasi rosea sono possibili ma rare, verificandosi in circa il 2-3% dei casi, ma tendono ad essere più lievi rispetto all’episodio iniziale.
In conclusione, la pitiriasi rosea di Gibert rappresenta una condizione dermatologica comune, benigna e autolimitante che generalmente non deve destare preoccupazione. Sebbene possa causare temporaneo disagio estetico e/o fastidio, la prognosi è eccellente con risoluzione completa nella grande maggioranza dei casi.