Le macchie gialle sulle foglie dell'erba, così come su altre piante, sono un segnale d'allarme che non va sottovalutato. Queste alterazioni cromatiche possono manifestarsi per una molteplicità di ragioni, spaziando da semplici irritazioni cutanee a patologie più complesse che interessano il regno vegetale. Comprendere le cause sottostanti è il primo passo per adottare i rimedi più efficaci e preservare la salute del nostro ambiente verde.
Irritazioni Cutanee da Contatto con Piante e Insetti
Non è raro che, al termine di una spensierata giornata di svago, si arrivi a casa con fastidiosi pruriti o irritazioni di cui, talvolta, non riusciamo a capire la causa. Colpa di alcune erbe, piante più o meno comuni e, naturalmente, di insetti o di altri animaletti ospiti dei prati che, a contatto con la nostra pelle, possono provocare reazioni allergiche.
Fotodermatite: Quando il Sole Aggrava le Irritazioni
Le fotocumarine sono sostanze presenti nell’erba verde dei prati e in alcune piante molto comuni, come i gerani o le primule. L’irritazione può avvenire per contatto diretto con la nostra pelle, per esempio quando ci sediamo oppure ci sdraiamo su un prato. È sempre necessaria, però, l’esposizione diretta ai raggi ultravioletti del sole; in assenza di questi (se cioè siamo in una giornata nuvolosa oppure in un periodo non estivo), queste sostanze non si attivano e rimangono del tutto “innocue” per il nostro organismo.
La manifestazione tipica e riconoscibile di questa allergia è l'arrossamento localizzato nel punto in cui siamo venuti a contatto con l’erba del prato o con le piante irritanti (solitamente gambe o braccia), accompagnato da prurito. Talvolta, si possono osservare piccole bollicine disposte a strisce (quasi come se fossero colpi di frusta) lungo tutta l’area irritata. La dermatite dei prati è una forma frequente di irritazione per chi ama stendersi all’aria aperta. Normalmente passa da sola e non dà disturbi molto fastidiosi; il prurito provocato dalle sostanze irritanti si allevia già nell’arco di qualche ora.
Per accelerare il processo di guarigione è bene passare sopra la zona colpita un panno bagnato con acqua fredda, o con un po’ di ghiaccio, oppure versare nell’acqua del bagno un po’ di amido, che ha azione lenitiva e calma il prurito. Se la vittima della dermatite è un bambino (ma anche un adulto poco attento o molto sensibile al prurito), c’è il rischio che, grattandosi le bollicine, si provochi un’infezione causata da batteri e germi presenti sulle mani. L’arrossamento diventerà più esteso e sulle piccole ferite potrebbe formarsi pus.

Piante Urticanti: Peluria che Irrita
L’altro fattore di irritazione è il contatto della pelle con piante che hanno, sulle foglie o sullo stelo, una peluria urticante. L’esempio più comune, in questo caso, è quello delle ortiche. Ma anche le primule, per esempio, hanno la stessa proprietà irritante. Queste “piante urticanti” sono dotate di una peluria che, a contatto con la nostra pelle, penetra nei primi strati cutanei e rilascia sostanze irritanti che scatenano una reazione infiammatoria ben visibile, con arrossamento, prurito intenso e formazione di pomfi. Si tratta di una irritazione di lieve entità, che passa da sola dopo qualche ora o un giorno al massimo. Non a caso, poche persone possono dire di essere rimaste indenni a seguito di un contatto involontario con un’ortica. Anche se (come può accadere da bambini) si finisce dentro un intero cespuglio di queste piante fastidiose e pungenti, non succede nulla di serio.
Nel caso di semplice irritazione da contatto con un’ortica o un’altra pianta dalla peluria irritante, non c’è null’altro da fare se non avere pazienza e lasciare passare il prurito. Nel giro di qualche ora, ci si dovrebbe già sentire meglio. Se l’irritazione è estesa e fastidiosa (magari per il fatto che abbiamo la pelle molto delicata e sensibile), è possibile alleviare i sintomi con impacchi di acqua fredda, passando un cubetto di ghiaccio sulla zona colpita, oppure (come per esempio nel caso della dermatite dei prati) facendo un bagno in acqua e amido (che possiamo acquistare facilmente in tutti i supermercati o nei negozi di prodotti per la casa). L’amido, grazie alle sue proprietà, è in grado di lenire il prurito e l’arrossamento.
Insetti e Parassiti: Zecche, Pulci e Cantaridi
Nell’erba e nei boschi si trovano anche molti insetti che possono scatenare reazioni allergiche simili a quelle della dermatite da piante urticanti.
Le Zecche: Parassiti Pericolosi
Le zecche fanno parte della famiglia degli acari e sono ricoperte, sul dorso, da un robusto scudo. Sono tra i parassiti più fastidiosi e nocivi, anche perché la loro puntura può essere veicolo di trasmissione di infezioni. Vivono normalmente sul corpo degli animali (cani, gatti, pecore, bovini e uccelli), di cui succhiano il sangue grazie a un apparato boccale che permette loro di penetrare la cute, come un arpione, e di rimanere attaccate saldamente all’ospite di turno. In genere, rimangono attaccate al corpo dell’animale alcuni giorni, durante i quali si alimentano del suo sangue; poi, si staccano lasciandosi cadere al suolo, dove possono sopravvivere digiune anche per lunghi mesi, in attesa di un altro ospite. Si può trattare anche dell’uomo. Non è poi così raro, quindi, essere punti da una zecca mentre si è distesi su un prato. Generalmente, non ci si accorge subito della sua puntura, che è abbastanza indolore. La sua presenza è però evidente, perché la zecca rimane ancorata alla pelle.
Esistono diversi tipi di zecche, veicolo di infezioni differenti: alcune di esse (le cosiddette zecche “dei colombi”, presenti soprattutto in città) possono trasmettere la “malattia di Lyme” (causata da un batterio chiamato Borrelia), una seria infezione, fortunatamente molto rara, che si manifesta inizialmente con una lesione cutanea e un eritema. Se l’infezione non viene individuata e curata con farmaci antibiotici (a base di penicillina), anche dopo settimane possono comparire disturbi neurologici, dolori ai muscoli e alle ossa, danni alle articolazioni. Meno raro, ma comunque poco frequente è il rischio di rickettsiosi (o “febbre bottonosa“), un’infezione trasmessa dalle zecche dure che colpisce gli animali domestici. Si manifesta con pustole, febbre alta, dolori muscolari.
Nel caso ci si trovi una zecca attaccata alla pelle, è bene procedere con attenzione: questi parassiti sono infatti difficili da togliere perché rimangono ancorati alla pelle grazie alla loro bocca particolare, munita di “rostro”. Bisogna assolutamente evitare di schiacciarli, per scongiurare la possibile trasmissione di infezioni e perché altrimenti si rischia di lasciare la “testa” conficcata nella pelle. Il metodo più efficace è quello di bagnare la zecca con una goccia di benzina o di alcol: in questo modo, il parassita si ritirerà spontaneamente dalla pelle, consentendo di asportarlo con una pinzetta. La parte colpita va poi disinfettata e lavata con acqua e sapone. Se la zecca è rimasta attaccata alla pelle per meno di 24 ore, può non essere necessario alcun rimedio.

La Cantaride: Un Coleottero Irritante
La cantaride è un piccolo coleottero che vive solitamente nelle nostre campagne: ciò che la rende temibile, ai nostri occhi, è una sostanza fortemente urticante che essa possiede in corpo. Si tratta della cantaridina. Può capitare che, per esempio andando in bicicletta o camminando in un prato (ma in questo caso, è meno probabile), la cantaride ci venga addosso: la nostra pelle entra, quindi, in contatto con la cantaridina. Si manifesta così una reazione allergica: la porzione di pelle si copre di un fastidioso eritema; compaiono piccole bolle che danno un intenso prurito. L’irritazione provocata dalla cantartide non è di per sé pericolosa e passa da sola, nel giro di qualche giorno.
La Processionaria: Bruchi Irritanti
La “processionaria” è un bruco tipico dei prati e, sebbene abbia un aspetto innocuo, può portare fastidi. Proprio di recente, nell’hinterland milanese, si è verificata una vera e propria epidemia da processionarie, con relativa presa d’assalto delle farmacie di turno per i primi soccorsi. La processionaria appartiene alla famiglia dei lepidotteri (farfalle). Vive sulle piante comuni, si arrampica sulle foglie, di cui si nutre, fino a racchiudersi in un bozzolo dal quale uscirà sotto forma di farfalla. Ha il corpo ricoperto di peli che, a contatto con la pelle, hanno un’azione molto irritante. Viene chiamata anche “gatta pelosa”. Può succedere che, mentre passeggiamo per un prato, uno di questi bruchi cada da una pianta e ci arrivi addosso, rotolando sulla pelle del viso, delle braccia o delle gambe. Lì per lì, il contatto ci lascia indifferenti: il corpo del bruco è soffice e leggero, apparentemente del tutto innocuo. Accade, però, che alcuni peli si stacchino dal piccolo animale e rimangano infitti nella zona di pelle colpita. Non bisogna grattare la parte irritata, per evitare una infezione batterica dai germi presenti sotto le unghie o sulle mani, e occorre invece mettersi sotto una doccia calda: l’acqua elimina i resti urticanti depositati sulle braccia o su altre parti del corpo. Da evitare l’ammoniaca. Il prurito permane per almeno 5 giorni, le vescicole per 2 settimane circa. Il dermatologo potrà consigliare creme a base di cortisone (da mettere 2 volte al giorno) per calmare il prurito.
Le Pulci: Fastidiosi Parassiti
Meno pericolose delle zecche, ma altrettanto fastidiose, le pulci stazionano e prolificano dove vivono cani, gatti e altri animali. Possono facilmente trovarsi nell’erba del prato e pungere anche l’uomo, per succhiarne il sangue. La puntura di una pulce provoca di solito prurito e gonfiore; solo occasionalmente, può comparire irritazione o un po’ di febbre. Diversamente dalle zecche, non c’è il rischio che le pulci rimangano a lungo sulla pelle umana (piuttosto, negli abiti che si indossano). Se il prurito o il gonfiore non passano da soli o sono molto fastidiosi, il dermatologo potrà consigliare una crema a base di cortisone, da applicare sulla parte per qualche giorno. Bisogna sempre rivolgersi al proprio medico e anche allo specialista se, dopo la puntura delle pulci, comparisse qualche linea di febbre, anche a distanza di giorni. Potrebbe essere il segnale di una infezione, che va curata tempestivamente con farmaci antibiotici. È, però, bene accertarsi di non aver portato a casa (negli indumenti o in altri accessori di stoffa) questi sgraditi ospiti. In questo caso, infatti, si corre il rischio che le pulci si annidino e depongano le uova anche nell’appartamento (vanno “a nozze” sui tappeti, per esempio).

Macchie Gialle sulle Foglie delle Piante: Patologie Vegetali
Le macchie gialle sulle foglie delle piante sono un sintomo comune di diverse patologie, spesso di origine fungina o batterica, ma anche carenze nutrizionali o stress ambientali.
Septoriosi Fogliare: Un'Infezione Fungina
Se non gestita correttamente, la septoriosi fogliare può essere devastante per le piante. La septoriosi fogliare è un nome generico dato ad una serie di infezioni fungine che generano macchie marroni sulle foglie delle piante, compromettendone la crescita. La septoriosi può colpire pomodori, grano e prezzemolo, solo per citare alcuni esempi. I funghi si sviluppano normalmente sulle foglie cadute e in decomposizione, da cui le spore emergono e si dirigono verso le foglie vive, dove inizieranno a crescere. Nelle coltivazioni di cannabis, questa malattia difficilmente distrugge tutto il raccolto, ma può comunque arrestare la crescita delle piante e ridurre il raccolto finale se non trattata adeguatamente.
Questi funghi svernano sul fogliame infetto dell'anno precedente, solitamente sulle foglie cadute. Non è necessario che siano foglie di cannabis, per cui potrebbero essere presenti sulle foglie di qualsiasi altra pianta. In particolare, prosperano negli ambienti freschi ed umidi. Quando arriva la primavera e crescono le nuove foglie, le spore della septoria si diffondono nell'ambiente alla ricerca di nuove piante da colonizzare. Non saprai che si tratta di septoriosi fogliare fino a quando non sarà visibile sulle piante.
Sintomi della Septoriosi Fogliare
- Macchie irregolari: La septoriosi fogliare si manifesta sotto forma di macchie irregolari su tutte le foglie. Possono apparire circolari, ellittiche ed allungate. In ogni caso, presenteranno bordi irregolari con sfumature di diversi colori.
- Margini gialli e brillanti: La parte esterna delle macchie diventa gialla man mano che si degrada la clorofilla nelle foglie.
- Espansione delle macchie: Le macchie di septoriosi fogliare sono inizialmente piccole, ma tendono ad espandersi fino a quando le foglie saranno gravemente malate.
- Sviluppo dei picnidi: I picnidi sono corpi fruttiferi asessuati di alcuni funghi, in questo caso delle specie septoria.
- Crescita stentata: Man mano che lo stress aumenta e le piante diventano incapaci di effettuare correttamente la fotosintesi, la loro crescita si bloccherà.
- Perdita di vigore: Allo stesso modo, insieme alla ridotta crescita delle cime, le piante potrebbero sembrare meno vigorose.
Prevenzione e Trattamento della Septoriosi Fogliare
Quando appare la septoriosi fogliare, puoi trattarla rimuovendo le foglie infette e trattando le piante con fungicida. Tuttavia, prevenire è sempre meglio che curare. Mantenere le piante ad una distanza salutare l'una dall'altra e da altre piante riduce la diffusione dei funghi septoria. Le piante, come gli animali, hanno un sistema immunitario. La pacciamatura del terreno in cui stanno crescendo le piante può impedire alle infezioni fungine di raggiungere le foglie della pianta. Mantenere pulita la coltivazione di cannabis estirpando le erbacce è un altro valido metodo per ridurre le possibilità di diffusione della septoriosi e di altri agenti patogeni. Alcune piante da consociazione possono ridurre la diffusione delle malattie, ma la crescita incontrollata può aumentarne la diffusione. La septoria, come la maggior parte dei funghi, prospera in condizioni umide. Ora, se coltivi outdoor, non c’è molto che tu possa fare per gestire la quantità di umidità nell'ambiente. Un gran numero di piante stipate in un angolo umido saranno molto più suscettibili alle infezioni fungine rispetto ad una coltura di piante ben distanziate in un'area ben ventilata. Molti di noi non possono permettersi il lusso di scegliere l'ambiente perfetto per coltivare la cannabis, per cui cerca di fare il meglio con lo spazio a tua disposizione.
I trichoderma sono funghi benefici che vivono nel terreno e possono aiutare il sistema radicale delle piante di cannabis in diversi modi. I trichoderma dovrebbero essere aggiunti nel terreno fin da subito, poiché nel tempo stringeranno una relazione simbiotica con il sistema radicale delle piante. Nel caso in cui i metodi di prevenzione falliscano, esistono alcuni trattamenti efficaci e non necessariamente aggressivi contro la septoriosi fogliare. I trattamenti biologici poco dannosi per l'ambiente possono risultare molto efficaci, quindi non è necessario spruzzare fungicidi sintetici. Innanzitutto, rimuovi le foglie infette (di solito si inizia da quelle più in basso). Ciò dovrebbe arrestare o rallentare la diffusione della patologia e rendere più efficaci i trattamenti successivi.
I batteri dell'acido lattico (BAL) si trovano in natura nei terreni in decomposizione. È stato dimostrato che i tè di compost (preparati attraverso il processo di fermentazione aerobica) possono controllare la septoriosi fogliare se applicati per via fogliare. Si tratta di un trattamento biologico che non danneggerà l'ambiente circostante, ma sarà in grado di tenere sotto controllo questa malattia. Per trattare le piante con il tè di compost, agisci il più velocemente possibile. Rimuovi tutte le foglie infette e tratta il resto della pianta con lo spray fogliare. Oltre ad essere un efficace ammendante da usare nel terreno, i trichoderma possono essere utilizzati anche come spray fogliare contro le infezioni fungine. Li puoi facilmente trovare online ed applicarli liberamente sulle tue piante.
JADAM (jayeon-eul dalm-eun salamdeul) è una frase coreana traducibile all'italiano come: “gente che ama la natura”. È un mondo su cui potremmo soffermarci ore ma, ai fini del nostro articolo sulla septoriosi fogliare, menzioneremo solo i pesticidi biologici. I pesticidi naturali JADAM (PNJ) non danneggiano l’ambiente, ma risultano comunque efficaci per proteggere le colture.
- Agente umettante: Qualsiasi tensioattivo simile al sapone costituisce la base di questi tipi di pesticidi perché li aiuta ad aderire alle foglie e ai parassiti. Aumenta anche la capacità di penetrazione dei pesticidi.
- Soluzione a base di erbe: Utilizza erbe o estratti di erbe che abbiano un'azione repellente contro i parassiti che vuoi debellare, in questo caso la septoriosi fogliare.
- Zolfo: Infine, l'aggiunta di zolfo può rendere ancora più efficace il pesticida contro i funghi.
Sebbene non sia la peggiore minaccia per la cannabis, la septoriosi fogliare può comunque creare danni. Fortunatamente, esistono dei trattamenti. Le buone pratiche di coltivazione contribuiranno a prevenirla, ma dovrai comunque imparare ad individuare i sintomi e a reagire con prontezza in caso di attacco. La migliore forma per affrontare questo problema è una strategia integrata.
Leroy Merlin Lab: come riconoscere e curare le malattie delle piante | Leroy Merlin
Clorosi Ferrica: Carenza di Ferro
Le macchie gialle possono essere spia di frequenti malattie. Tra di esse citiamo la clorosi ferrica, che causa un ingiallimento generalizzato delle foglie (le nervature rimangono verdi). Il trattamento di questa condizione può essere fatto attraverso l’applicazione di sostanze acidificanti chimiche come il solfato di ferro o il solfato di ammonio. In commercio si trovano anche concimi organici biologici composti da zolfo, ferro, leonardite e un buon contenuto di sostanza organica.
Peronospora: Un Fungo Dannoso
Citiamo anche la peronospora, una condizione che inizia con macchie gialle che poi diventano marroni, spesso accompagnate da una muffa biancastra sulla parte inferiore. Per il suo contrasto si consiglia l’uso di fungicidi come il mandipropamid, cimoxanil e fosetil alluminio, con prodotti a base di rame, come il rame ossicloruro e il rame idrossido.
Virus del Mosaico: Malattia Virale
Infine, le macchie gialle potrebbero essere spia del virus del mosaico, così chiamato perché produce sulle foglie un caratteristico motivo a mosaico di aree gialle e verdi. È possibile valutare positivamente interventi mirati come l’acido borico, o l’utilizzo di prodotti a base di rame.
Osservare le Foglie: Un'Analisi Approfondita
Le foglie delle piante sono un importante segnalatore di malattie e varie condizioni di malessere delle specie vegetali. Come tali, meritano di divenire oggetto di costante attenzione da parte dell’agricoltore.
Segni Rilevatori: Forma, Consistenza e Progressione
Consistenza e forma: Una foglia sana dovrebbe infatti essere turgida e mantenere la sua forma naturale. Se invece le foglie appaiono accartocciate, bollose o deformate, allora potrebbe essere a causa di un’infestazione da insetti o di una malattia virale. Se poi le foglie diventano fragili e secche ai bordi, potrebbe anche trattarsi di un problema di irrigazione o di stress ambientale. Se infine le foglie diventano molli e acquose, potrebbero essere la spia di un’infezione batterica in corso.
- Reagire: Come tutti i trattamenti, anche i rimedi contro foglie molli o secche dovrebbero essere ponderati sulla base della specifica condizione e della tipologia di pianta che è interessata da questo problema. Per esempio, una foglia molle potrebbe essere il risultato di un’annaffiatura troppo frequente, che determina l’accumulo di acqua nelle foglie, rendendole appunto di consistenza molle. Per prevenire questo fenomeno, o correre ai ripari, è bene annaffiare la pianta solamente quando la pianta lo necessita, rispettando le indicazioni per la specifica tipologia di pianta. Se invece le foglie sono secche, il problema potrebbe essere l’opposto, con una situazione di disidratazione che può essere corretta annaffiando più frequentemente il terreno o utilizzando appositi integratori per il suolo.
Progressione dei sintomi: È molto importante osservare come i sintomi si sviluppano nel tempo e su quali parti della pianta compaiono per primi.
- Dalle foglie più vecchie a quelle nuove: Se il problema inizia dalle foglie più vecchie per poi spostarsi verso la parte superiore, potrebbe trattarsi di una carenza nutrizionale come quella di azoto.
- Dalle foglie più giovani a quelle vecchie: Se invece i sintomi appaiono prima sulle foglie più giovani, potrebbe indicare una carenza di altri nutrienti come il calcio.
- Velocità di diffusione: È utile monitorare la velocità con cui si diffondono i sintomi, perché aiuta a distinguere tra problemi ambientali (che tendono a colpire tutta la pianta contemporaneamente) e malattie infettive (che si diffondono gradualmente).
Progressione della Malattia e Posizione
- Dai margini verso il centro della foglia: Può trattarsi di carenza di potassio, che determina ingiallimento e necrosi che inizia dai bordi della foglia, o di eccesso di salinità, che determina bruciature che partono dai margini della stessa. Anche la Phytophthora tende a generare marciume che avanza dai bordi, per poi procedere verso la parte centrale della foglia.
- Dal basso verso l’alto della pianta: Diverse sono anche le cause del peggioramento della malattia dal basso verso l’alto della pianta. In questo caso può infatti trattarsi di una carenza di azoto, che favorisce l’ingiallimento delle foglie partendo da quelle più vecchie, o di una carenza di magnesio, che parte dalle foglie basali. Ancora, potrebbe essere una spia di fusariosi, che determina proprio l’ingiallimento e l’appassimento che progredisce dalla parte inferiore.
- Dall’alto verso il basso della pianta: Differenti possono altresì essere le cause se la malattia si diffonde dall’alto verso il basso della pianta. Può infatti trattarsi di una condizione di carenza di calcio, che determina la deformazione delle foglie giovani apicali in modo prioritario, così come di una carenza di boro, che favorisce il decesso della vegetazione superiore. Infine, può trattarsi di virosi, con una mosaicatura che spesso inizia dalle foglie più giovani.
Velocità di Progressione della Malattia
- Rapida (24-48 ore): Una rapida accelerazione dei sintomi della malattia è tipica dei danni da gelo o da calore. Nel primo caso si tende a verificare un annerimento immediato dei tessuti, mentre nel secondo caso si verificherà un appassimento improvviso.
Altri Insetti e Patologie che Causano Macchie Gialle
Acari: Piccoli Insetti e Rimedi
Gli acari sono insetti molto piccoli dalla forma tonda e di un colore che va dal rosso, al marrone e giallo. Il metodo più semplice e meno nocivo per liberarsi degli acari è pulire bene le piante: bagnare le piante da esterno con un tubo da giardino e lavare le foglie delle piante da interno con acqua (eventualmente tiepida con un po’ di sapone molto delicato). Se il problema è più esteso si possono spruzzare insetticidi specifici a base naturale, oppure chimici, avendo cura di scegliere quello più adatto al tipo di pianta per evitare di danneggiarla.
Afidi: Pidocchi delle Foglie
Gli afidi sono parassiti conosciuti comunemente come “pidocchi delle foglie“, sono molto piccoli e di colore verde brillante e sono particolarmente temuti per la velocità con cui si riproducono. Una pianta colpita da afidi perde energia e appassisce molto velocemente, insieme alle foglie che diventano gialle in poco tempo e cadono. Se il problema è ancora all’inizio sarà sufficiente lavare la pianta e rovesciarla, oppure lavare bene le foglie con acqua e sapone (il sapone uccide gli afidi e si può applicare una volta a settimana o poco più). Può essere utile utilizzare anche metodi naturali con ingredienti odiati da questi parassiti, come l’aglio triturato e lasciato macerare in acqua, in modo da avere un liquido da spruzzare sulle pianta.
Oziorrinco: Il Coleottero Nero
L’oziorrinco, comunemente chiamato anche coleottero nero, è un insetto della famiglia dei coleotteri che mangia le foglie di piante e siepi ed è riconoscibile dai numerosi buchi circolari. Si tratta di un piccolo insetto nero o bruno con una piccola proboscide che trova rifugio nel terreno, ai piedi della pianta, e di notte risale il fusto per nutrirsene. Una soluzione piuttosto semplice è quella di eliminare con le mani (coperte da guanti) gli insetti, oppure potete adagiare un telo di plastica sul terreno intorno alla pianta, senza lasciare nulla scoperto. Scuotendo bene le piante, noterete molti parassiti cadere sul telo. Anche del cartone impregnado di vischio alla base della pianta può essere efficace, perché blocca la risalita dell’oziorrinco durante la notte e lo intrappola. Considerando che il parassita e, soprattutto, le larve, vivono sottoterra, la soluzione chimica è poco utile in questo caso.
Minatori Fogliare e Lepidotteri
I minatogli fogliari sono insetti che danneggiano le foglie scavando gallerie, chiamate mine e facilmente riconoscibili, all’interno e causandone la caduta precoce e bloccando le capacità di fotosintesi da parte delle piante attaccate. I lepidotteri sono parassiti delle foglie che in primavera volano in cielo, ma che sotto forma di farfalle, non sono pericolosi. L’ideale sarebbe notare la presenza delle uova, bianche o gialle, in primavera ed eliminarle con le mani prima che si schiudano (tra marzo ed aprile). Se il problema si è esteso si può ricorrere a soluzioni biologiche o chimiche.
Altre Macchie sulle Foglie
- Macchie marroni: È purtroppo una patologia piuttosto persistente, in grado di determinare danni molto gravi alla pianta. Per fronteggiarla è necessario eliminare rapidamente le foglie colpite e disinfettare a ogni taglio gli attrezzi usati al fine di preservare le parti sane. Ci si può poi servire di prodotti a base di rame o zolfo oppure utilizzare triazolici e propiconazolo. Se le macchie marroni hanno i caratteristici anelli concentrici, potrebbe invece trattarsi di alternariosi, malattia provocata dal fungo Alternaria solani: danneggia le foglie con lesioni angolari che finiscono con l’accartocciarle e provocare la loro morte, contagiando quelle vicine. Per fronteggiare la condizione si possono usare fungicidi a base di rame miscelato con Azoxistrobin e Difeconazolo. Infine, se le macchie marroni hanno forma circolare, con bordo scuro e centro grigio, potrebbe essere cercosporiosi, condizione che colpisce tutte le cucurbitacee ma, con particolare intensità, anguria, melone cantalupo e cetriolo. Determinata dalla cercospora, un genere di fungo ascomiceto, si fronteggia con l’impiego di fungicidi e - indirettamente - mediante pratiche colturali come le rotazioni e la rimozione dei residui della vegetazione infetta, seguita da aratura profonda e disinfezione del seme.
- Macchie nere: In caso di macchie nere sulle foglie, la principale indiziata è la fumaggine, una malattia che crea uno strato nero polverulento sulla superficie delle foglie. Provocata dallo sviluppo di funghi saprofiti su substrati glucidici presenti sulla superficie dei vegetali, per eliminarla è necessario rimuovere gli ospiti indesiderati con specifici prodotti. Nel caso della cocciniglia è consigliabile l’uso di olio di lino e sapone molle per sciogliere la melata e liberarsi delle fumaggini. Se invece la causa dovessero essere gli afidi, il sapone molle è generalmente sufficiente. Altra malattia segnalata dalle macchie nere è la ticchiolatura, condizione provocata da funghi Diplocarpon o Marssonina in caso di piante ornamentali, o Venturia per le piante da frutto. La sua presenza è segnalata da macchie nere vellutate che possono diventare crostose. Per fronteggiare questa condizione è bene procedere con una regolare potatura delle foglie, per far filtrare aria e luce, ripulendo la pianta dalle foglie cadute. È importante intervenire prontamente, rimuovendo le parti colpite e usando specifici prodotti antifungini. Ulteriore condizione patologica segnalata da macchie nere è la septoriosi, che genera piccole macchie scure circolari circondate da un alone giallo. Provocata dalla Septoria, genere di funghi ascomiceti della famiglia Mycospherellaceae, si cura con l’impiego di fungicidi fogliari specifici.
- Macchie bianche: In caso di macchie bianche, in buona parte dei casi potrebbe trattarsi di oidio (mal bianco), che forma una patina bianca polverulenta sulla superficie delle foglie. Si contrasta di solito con fungicidi a base di zolfo o di idrogenocarbonato di sodio, sostanza utile anche contro muffe e ticchiolatura. Citiamo in questa categoria anche gli aleurodidi, che lasciano macchie biancastre dovute alle loro secrezioni: le mosche bianche si possono contrastare pulendo le piante con sapone vegetale alla citronella. Le macchie bianche potrebbero essere altresì un sintomo di muffa grigia (Botrytis), una condizione che inizia con macchie biancastre che, con il passare dei giorni, diventano grigie e marcescenti. Può altresì trattarsi di antocianosi, che provoca arrossamenti dovuti a stress termici o idrici, o ancora di batteriosi: alcune forme possono manifestarsi con macchie rossastre o bordeaux.
Si consideri tuttavia che la stessa patologia può presentare colorazioni diverse nelle varie fasi di sviluppo e che le condizioni ambientali (umidità, temperatura, esposizione solare) possono influenzare l’aspetto delle macchie. Pertanto, per una diagnosi accurata, è necessario considerare anche altri fattori come la forma delle macchie, la loro distribuzione sulla pianta e la velocità di diffusione.