La psoriasi, una patologia infiammatoria cronica della pelle di origine autoimmune, colpisce in Italia una porzione significativa della popolazione, stimata tra il 2% e il 3%, corrispondente a circa 1,2-1,8 milioni di persone. Sebbene non sia contagiosa, questa condizione si manifesta con un impatto considerevole sul benessere fisico e psicologico dei pazienti, oltre a generare costi economici rilevanti per il sistema sanitario e per gli individui stessi.

La magnitudo del problema: costi e incidenza
Uno studio condotto negli Stati Uniti ha stimato il costo economico della psoriasi in 112-135 miliardi di dollari nel 2013, evidenziando come questa malattia infiammatoria della pelle interessi circa il 3,2% della popolazione americana. La valutazione dei costi, finora sottostimata, è considerata fondamentale per indirizzare gli investimenti in ricerca ed educazione. Negli stessi Stati Uniti, i costi diretti annuali oscillano tra i 51 e i 63 miliardi di dollari, quelli indiretti tra i 24 e i 35 miliardi, mentre le spese legate alle comorbidità superano i 36 miliardi. I costi intangibili, legati all'impatto negativo sulla salute fisica e psichica, ammontano a oltre 11.000 dollari per paziente.
In Italia, le stime del Ministero della Salute indicano che la malattia interessa tra l'1,2 e 1,8 milioni di persone. Una ricerca condotta su 150 pazienti in sei centri italiani ha stimato una spesa annua totale di 8.371,61 euro per paziente, considerando solo i costi diretti (ricoveri, esami, farmaci) e indiretti (perdita di produttività). Moltiplicando questa cifra per il numero di persone affette, si arriva a oltre 8,3 miliardi di euro spesi annualmente nel nostro Paese.
La psoriasi a placche: la forma più diffusa
La tipologia di psoriasi più comune in Italia è la psoriasi a placche, che colpisce il 90% dei pazienti. Questa forma è caratterizzata da placche rotonde od ovali, ben delineate e ricoperte da squame biancastre o argentate. Le lesioni si presentano tipicamente su gomiti, ginocchia, mani, piedi e cuoio capelluto, causando forte prurito e bruciore.
Oltre la pelle: le comorbidità della psoriasi
La psoriasi non è una malattia esclusivamente cutanea, ma una patologia sistemica infiammatoria che può associarsi a diverse altre condizioni mediche, le cosiddette comorbidità. Tra queste figurano l'artrite psoriasica, il diabete, l'ipercolesterolemia, l'obesità, la sindrome metabolica e un aumentato rischio di malattie cardiovascolari, come infarto e ictus. Nel 30% dei casi, la psoriasi può degenerare in artrite psoriasica, una malattia reumatologica debilitante.

Queste patologie concomitanti rappresentano un ulteriore aggravio dei costi sanitari e un peggioramento della qualità di vita dei pazienti. La quantificazione dei costi legati alle comorbidità in Italia è ancora carente e necessita di studi mirati.
L'impatto psicologico: un dolore inquantificabile
Oltre ai costi economici e alle implicazioni fisiche, la psoriasi ha un profondo impatto sul benessere emotivo dei pazienti. Il disagio fisico, il prurito e il dolore possono interferire con le normali attività quotidiane, compromettendo il sonno e la cura di sé. La visibilità delle lesioni, soprattutto in zone "strategiche" come viso, mani e piedi, può generare imbarazzo, frustrazione e sentimenti di inadeguatezza, portando a stati psicologici vicini alla depressione.
A livello psicologico, che impatto ha la psoriasi sulla vita del paziente?
La gestione quotidiana della malattia può essere difficile, e le parti del corpo colpite rischiano di diventare un "biglietto da visita" che limita le relazioni personali e professionali. La depressione è una condizione che interessa moltissimi pazienti psoriasici, complicando ulteriormente il quadro clinico.
Nuove terapie e campagne di sensibilizzazione
Nonostante la psoriasi sia una condizione cronica da cui non si può guarire, i progressi della ricerca hanno portato allo sviluppo di terapie innovative e sempre più efficaci, in particolare per le forme moderate-severe. I farmaci biologici, disponibili da anni, si sono dimostrati molto efficaci nel migliorare la qualità della vita dei pazienti. Sono inoltre in commercio farmaci biosimilari, che offrono un'alternativa economicamente più vantaggiosa, e nuove molecole biologiche con risposte terapeutiche rapide ed efficaci. È disponibile anche un nuovo farmaco orale, utile per pazienti con comorbidità che precludono l'uso di terapie iniettive.
A fronte di queste innovazioni, è fondamentale garantire un accesso equo alle cure per tutti i pazienti e promuovere una maggiore consapevolezza sulla patologia. Diverse campagne di sensibilizzazione, come "Psorridi" promossa da Bristol Myers Squibb e "Metti la psoriasi fuori gioco" ideata da UCB, mirano a informare e sostenere i pazienti, incoraggiandoli ad affrontare la malattia con ottimismo e a non rinunciare a vivere le proprie passioni.
La necessità di un riconoscimento normativo
Nonostante la diffusione e l'impatto della psoriasi, la patologia non è stata inserita nel Piano Nazionale di Cronicità, una decisione che ha suscitato forte sconcerto tra le associazioni di pazienti e gli esperti. Il mancato riconoscimento della psoriasi come malattia cronica nel Piano Nazionale di Cronicità e l'aggiornamento dei Livelli Essenziali di Assistenza (LEA) non hanno portato a incrementi delle prestazioni esenti per questa patologia.
Questo esclude i pazienti psoriasici da percorsi di cura integrati e uniformi su tutto il territorio nazionale, configurandoli come cittadini "invisibili" e non ascoltati. Le associazioni di pazienti, come APIAFCO, chiedono a gran voce il rispetto dei diritti delle persone affette da psoriasi, evidenziando come il mancato riconoscimento dello status di malattia grave eroda la dignità dei pazienti, vittime di pregiudizi e ignoranza.
È stata presentata una proposta di legge per il riconoscimento della psoriasi e della dermatite atopica come malattie croniche, con l'obiettivo di garantire un migliore accesso alle cure e superare le disuguaglianze territoriali. La telemedicina viene inoltre riconosciuta come uno strumento utile per il monitoraggio dei pazienti, risparmiando tempo e risorse.
Percorsi diagnostico-terapeutici assistenziali (PDTA)
Per migliorare la presa in carico dei pazienti affetti da psoriasi e dermatite atopica, sono stati elaborati Percorsi Diagnostico Terapeutico Assistenziali (PDTA). Questi documenti descrivono i requisiti minimi standard per le strutture ambulatoriali, promuovendo l'uniformità di comportamento dei professionisti sanitari e garantendo percorsi di cura e assistenza appropriati. L'obiettivo è favorire la collaborazione tra dermatologi, medici di medicina generale, reumatologi, psicologi e altri specialisti, offrendo un approccio integrato e multidisciplinare che tenga conto della complessità di queste patologie.
La psoriasi e la dermatite atopica sono malattie infiammatorie della pelle con andamento cronico-recidivante, associate a un ampio spettro di comorbidità. La loro natura cronica rende necessaria l'adozione di misure di controllo costanti, con una presa in carico del paziente dalla diagnosi al follow-up per la gestione della terapia.

Le istituzioni sono chiamate a riconoscere la cronicità di queste patologie, sia a livello normativo che attraverso un aggiornamento dei LEA, per garantire ai pazienti la dignità che meritano e un accesso equo a diagnosi tempestive e terapie efficaci. L'impatto di queste malattie sulla qualità della vita e sul sistema sanitario è significativo, richiedendo politiche pubbliche più forti e un impegno concreto per ristabilire l'equità nel Servizio Sanitario Nazionale.
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