La Cera Modellata: Un'Arte Dimenticata tra Bellezza, Scienza e Devozione

L'arte della ceroplastica, la modellazione di figure e oggetti in cera, vanta una storia millenaria e una versatilità che l'hanno vista protagonista in ambiti disparati, dall'espressione artistica più raffinata alla divulgazione scientifica più rigorosa, fino alla devozione religiosa più sentita. Nonostante la sua ricca eredità, questa forma d'arte è oggi in gran parte ignorata, un ambito creativo perduto seppur dalla storia antichissima, la cui riscoperta è stata recentemente promossa da iniziative come quella allestita dalle Gallerie degli Uffizi. La mostra, tenutasi nei nuovi spazi dell'Ala di ponente al piano terreno, ha offerto al grande pubblico un'immersione nelle collezioni fiorentine di ceroplastica, un progetto di alto valore chiuso da tempo in un cassetto, che ha finalmente trovato i mezzi e le sinergie per sorprendere e meravigliare.

Manufatti in cera antica

Dalle Origini Ancestrali all'Espressione Artistica

Le testimonianze della ceroplastica affondano le radici in tempi remoti, con tracce riscontrabili già nella Naturalis historia (77-78 d.C.) di Plinio il Vecchio. L'autore romano, a sua volta, riportava usanze ancestrali, nate probabilmente dall'uso etrusco delle maschere mortuarie. Queste maschere, inizialmente legate al culto degli antenati, si evolsero in ritratti fisiognomici, simulacri che conservavano le sembianze dei defunti.

Con la sua natura morbida e neutra, la cera, lavorata dalle abilissime mani di scultori rinascimentali, si plasmava in volti e corpi, dando forma a immagini perenni. La materia prima, una sostanza organica creata dalle api, possiede caratteristiche uniche: è flessibile, malleabile, profuma e reagisce ai cambiamenti di temperatura sudando e aggrinzendosi come la pelle umana. Queste particolari caratteristiche e le sue possibilità metamorfiche permettono una resa mimetica sorprendente e insuperabile da qualsiasi altro materiale. Il fatto che la cera richiami così tanto la pelle e la carne umana spiega perché venne usata nei secoli per la creazione di effigi e maschere funerarie.

Durante l'epoca barocca, ossessionata dal passaggio del tempo, questa materia organica venne esaltata per dare forma al corpo vivo e al suo dissolversi, riflettendo la caducità dell'esistenza. La cultura barocca, con la sua predilezione per il drammatico e il transitorio, trovò nella cera un mezzo ideale per esprimere la fragilità della vita e la sua inevitabile fine.

La Ceroplastica nel Rinascimento e Oltre

Nel Rinascimento, periodo di grandi scoperte e di scrutinio scientifico, lo studio dell'anatomia conobbe un rinnovato interesse. Artisti e medici collaborarono per creare opere bi e tridimensionali a scopo didattico, cercando al contempo metodi per conservare i cadaveri per lunghi periodi di studio. Di fronte ai risultati spesso insoddisfacenti delle tecniche di conservazione, la necessità di modelli scientifici, didattici, affidabili e duraturi per la medicina portò alla ricerca di materiali alternativi come argilla, gesso, cartapesta e, appunto, cera.

La cera, grazie alla sua facilità di reperibilità, malleabilità e duttilità, si prestava a svariati usi. I popoli greci, egizi, fenici e romani la impiegarono per realizzare utensili, amuleti, basi per fusioni metalliche di gioielli e monete, e piccole immagini giocattolo. Nelle case patrizie romane, i ritratti degli antenati, creati da maschere di cera calcate sui volti dei defunti, adornavano le nicchie delle pareti, creando una sorta di albero genealogico in continua evoluzione che consentiva l'illusoria presenza dei defunti nella vita domestica. Nelle case meno abbienti, erano più frequenti piccole figure allegoriche di divinità.

Durante i riti funebri imperiali, i ritratti in cera sostituivano l'imperatore defunto, come narrato da Cassio Dione a proposito dei cortei funebri di Augusto e Pertinace. Dal paganesimo delle civiltà mediterranee all'iconografia cristiana, il repertorio devozionale si arricchì di raffigurazioni in cera, prodotte da artisti e botteghe artigiane. Gli oggetti più frequenti erano ex voto raffiguranti organi ammalati o ritratti di persone guarite.

La cera fu anche utilizzata per realizzare abbozzi preliminari di future opere maggiori. Michelangelo per il David, Leonardo per il cavallo del monumento a Francesco Sforza, il Giambologna per l'Ercole e l'Idra di Lerna, sono solo alcuni degli artisti che misero a punto un modello in cera prima di passare al marmo.

Modello anatomico in cera del Rinascimento

Firenze e Bologna: Centri Nevralgici della Ceroplastica Scientifica

Intorno al 1200, molti impegni di fede, detti "boti", venivano portati in dono alla Madonna della chiesa di Orsanmichele a Firenze. Negli anni successivi, nacque in città una grande scuola di ceroplastica che inizialmente produsse essenzialmente ex voto, in alternativa a quelli più preziosi in oro o argento, diventando nel 1400 un importante riferimento per la ritrattistica. Giorgio Vasari, nelle sue Vite, descrive con ammirazione la maestria dei ceraiuoli fiorentini: "Qual città v'è o qual fu mai al mondo, non si troverà, né trovar puossi maestri d'imagine di ciera al pari di questi che sono oggidì nella città di Firenze." Vasari sottolinea come, a partire dal tempo di Verrocchio, si iniziassero a formare le teste dei defunti con poca spesa, tanto che "si vede in ogni casa di Firenze sopra i camini, usci, finestre e cornicioni, infiniti di detti ritratti, tanto ben fatti e naturali che paiono vivi."

In quel periodo, la chiesa di Orsanmichele e la basilica della Santissima Annunziata erano piene di busti, statue e "boti" in cera. Tre statue a grandezza naturale, realizzate sotto la guida di Verrocchio da Orsino Benintendi, raffiguravano Lorenzo il Magnifico. Il suo ritratto in legno, conservato al Victoria and Albert Museum di Londra, fu creato grazie alla maschera mortuaria realizzata in cera da Benintendi stesso. Altri importanti ritratti, come quelli di Giuliano de' Medici e Alessandro de' Medici, furono eseguiti da artisti come Baccio da Montelupo e forse Cellini.

La tecnica rinascimentale dei calchi, tuttavia, ricorreva alla creta e non alla cera, differenziandosi dalla ceroplastica antica o dalle immagini dei defunti del mondo romano. A Firenze, la diffusione di sculture in cera apparve solo con lo sviluppo della siderurgia del bronzo nel XV secolo, in particolare con l'arrivo della tecnica a "cera persa" introdotta da Lorenzo Ghiberti.

Bologna divenne un altro centro di eccellenza per la ceroplastica, soprattutto in ambito scientifico. Grazie all'arcivescovo Cardinale Prospero Lambertini (poi Papa Benedetto XIV), nacque quello che fu probabilmente il primo laboratorio di ceroplastica anatomica conosciuto. Lambertini incaricò l'artista Ercole Lelli di rappresentare otto statue (modellate in cera su scheletri naturali) riguardanti l'osteologia, l'artrologia, la miologia e le forme esterne del corpo umano. Lelli ebbe a disposizione centinaia di cadaveri da dissezionare con l'aiuto di collaboratori, riproducendo i muscoli in cera e applicandoli a scheletri reali montati artificialmente.

Collaboratore di Lelli, sebbene per poco tempo, fu Giovanni Manzolini, che in seguito continuò l'attività di ceroplasta aiutato dalla moglie Anna Morandi. Le cere bolognesi di Lelli, riguardanti l'Osteologia e la Miologia, e quelle dei coniugi Manzolini, comprendenti anche gli organi di senso, visceri e ostetricia, sono i più antichi preparati anatomici in cera conosciuti. La scuola di ceroplastica fiorentina deriva direttamente da quella bolognese.

Un modello anatomico di Ercole Lelli

Clemente Susini: Il Maestro della Ceroplastica Anatomica

Clemente Michelangelo F. Susini, nato a Firenze nel 1754, è una figura chiave nella storia della ceroplastica. Dopo aver avviato studi artistici e acquisito expertise nella pittura su vetro e nell'incisione, nel 1771 si iscrisse all'Accademia di Belle Arti. Lavorando nello studio dello scultore Pompilio Ticcianti, fu notato da Francesco Piombanti, segretario delle "RR Fabbriche", che lo presentò al fisico ed anatomista Felice Fontana.

La tecnica di modellamento delle cere era stata introdotta a Firenze nel 1770 da Giuseppe Galletti, chirurgo dell'Arcispedale di Santa Maria Nuova. Galletti aveva inizialmente assunto lo scultore Ferrini per la realizzazione di modelli ostetrici e anatomici. Fontana, ingaggiò Ferrini e, successivamente, il diciannovenne Clemente Susini come secondo modellatore e aiuto.

Nel 1782, Susini fu nominato modellatore capo in seguito al licenziamento di Ferrini, accusato di aver truffato il museo. La maggior parte delle dissezioni modellate da Susini si basava sulle illustrazioni dei più famosi anatomisti dell'epoca, come Fontana, Mascagni, Scarpa, Cotugno e Albinus. I preparati eseguiti a La Specola furono fedelmente copiati dal cadavere, come attestato dalle "Filze dei Conti" degli archivi e dalle affermazioni dell'anatomista Antonio Scarpa.

Nel 1780, in seguito alla visita a La Specola di Giuseppe II d'Asburgo-Lorena, fratello del Granduca Pietro Leopoldo, l'imperatore austriaco ordinò un gran numero di modelli. Pietro Leopoldo pose il veto alla richiesta, ma la commissione fu poi accettata da Fontana, che organizzò un secondo laboratorio nella propria abitazione, assumendo oltre 200 collaboratori e avvalendosi della collaborazione di Clemente Susini e Paolo Mascagni. Le cere furono destinate alla Cesareo-Regia medico-chirurgica Accademia Josephina, inaugurata nel 1785.

Susini lavorò anche per la commissione di Vienna, correggendo alcuni errori imposti da Mascagni ai ceroplasti. Dal 1799 insegnò disegno dal vero all'Accademia di Belle Arti di Firenze. La sua maturità artistica si riflette nei modelli cagliaritani, realizzati tra il 1803 e il 1805 in collaborazione con l'anatomista Francesco Antonio Boi. Questi modelli sono considerati più realistici, privi di idealizzazioni estetiche e con volti che sono veri e propri ritratti, non avendo la "pelle rosea" di quelli di La Specola e dello Josephinum.

La Ceroplastica al Servizio della Medicina: Anatomia, Patologia e Ostetricia

L'antica arte di modellare la cera non nacque da esigenze utilitaristiche, ma dal desiderio di imitare la natura con un fine puramente estetico. Tuttavia, la sua intrinseca capacità di resa mimetica la rese uno strumento prezioso per la scienza medica.

Anatomia e Patologia

I preparati in cera nacquero inizialmente come un'alternativa al cadavere, soprattutto a partire dal XVI secolo, quando si diffuse una vera e propria "febbre" dell'anatomia. Con il tempo, si cercò di conservare i cadaveri per scopi scientifici e didattici, ma i primi tentativi con preparati anatomici disseccati ottenuti col metodo delle iniezioni, sebbene apprezzabili, deperivano.

L'utilità scientifica e didattica dei preparati in cera è indiscutibile. La creazione di intere collezioni anatomiche in cera fu pensata per la preparazione degli studenti di medicina. Questi modelli permettono di comprendere gravi malattie o patologie del passato ormai debellate. Musei patologici conservano preparati disseccati, scheletri deformi, arti, visceri, mummie, che, pur costituendo un "museo degli orrori", hanno contribuito al progresso della medicina e della chirurgia.

Nel XVII secolo, con lo studio dell'anatomia, si iniziò a investigare nel corpo umano alla ricerca delle cause delle malattie. Oltre alla rappresentazione di malattie ormai dimenticate, i modelli in cera presentano con estremo verismo tutta quella serie di piccoli mostri e neonati deformi che, grazie all'ecografia e all'amniocentesi, non vediamo più da decenni.

La scuola bolognese, con le cere di Lelli e dei coniugi Manzolini, e la scuola fiorentina, nata grazie all'iniziativa di Felice Fontana e al coinvolgimento del Granduca Pietro Leopoldo di Lorena, crearono collezioni didattiche utilizzabili anche in assenza di una guida competente. Fontana applicò sopra ogni teca il disegno colorato della cera corrispondente e spiegazioni accurate.

Le cere bolognesi del Lelli, riguardanti l'Osteologia e la Miologia, e quelle dei coniugi Manzolini, comprendenti anche gli organi di senso, visceri e ostetricia, sono i più antichi preparati anatomici in cera conosciuti. La scuola di ceroplastica fiorentina deriva direttamente da quella bolognese.

Le collezioni di ceroplastica anatomica furono un'idea utile per vari motivi: potevano essere interpretate come degli atlanti tridimensionali, accessibili a tutti, specialmente ai chirurghi barbieri che non sapevano il latino e il greco e non potevano leggere la maggior parte dei trattati di anatomia. Gli stessi atlanti anatomici avevano prezzi proibitivi. Questi modelli, con il loro iperrealismo e immediatezza, erano facilmente accessibili a tutti.

La malleabilità della cera permise la creazione di modelli più specifici di particolari del corpo umano, delle varie sezioni, o ingranditi, per facilitarne la lettura. Esempi notevoli sono conservati a Bologna, nella Collezione delle Cere Anatomiche "Luigi Cattaneo", rappresentanti "l'opera colossale dell'anatomia del cervello" in otto grandi tavole sovradimensionate.

Ogni laboratorio di ceroplastica differiva nella tecnica, nelle miscele cerose e nello stile artistico. Mentre le cere della scuola bolognese venivano modellate su scheletri naturali, a Firenze si utilizzavano calchi di gesso per creare modelli cavi, con sostegni metallici e di legno. I modelli fiorentini, incredibilmente accurati ma esteticamente piacevoli, davano l'impressione di appartenere a persone vive o al massimo a un corpo ancora tiepido. Queste opere avvicinano il pubblico all'anatomia, attenuando il macabro disgusto derivante dalla vista del cadavere.

Dettaglio di un modello anatomico in cera

Ostetricia e la Figura della Levatrice

La ceroplastica venne in aiuto alla medicina con lo sviluppo di modelli di insegnamento ostetrico. In Europa mancavano quasi totalmente istituzioni religiose o case di cura per le donne in periodo di travaglio. L'assistenza alle partorienti era fornita da levatrici, comari, mammane, prive di qualsiasi formazione culturale, che si affidavano a conoscenze pratiche trasmettendo errori e pregiudizi.

Nel XVIII secolo si affermò l'intervento medico e un approccio più "scientifico" all'ostetricia. A Bologna, Giovanni Antonio Galli tenne una scuola di ostetricia, insegnando la "scienza de' parti" a medici e levatrici. Nel 1757, ottenuta la cattedra d'Ostetricia, Galli iniziò il primo insegnamento pubblico di ostetricia servendosi di una collezione privata di modelli tridimensionali in argilla e cera.

La collezione di modelli ostetrici, ammirata nel 1770 da Giuseppe Galletti a Firenze, portò alla nascita dell'Officina fiorentina de 'La Specola'. Felice Fontana, fisico di corte e direttore del Museo di Storia Naturale, si appropriò dell'idea, dando vita a un secondo grande laboratorio di ceroplastica.

Nel 1796, grazie al professor Luigi Calza, fu istituito il primo gabinetto e la prima scuola di ostetricia dell'Università di Padova. Egli commissionò una raccolta di modelli in cera e creta per dimostrare lo stato della donna gravida, che partorisce naturalmente o abbisogna di soccorsi. Utilizzati per l'insegnamento pratico, rappresentano l'utero in diverse fasi della gestazione e illustrano varie posizioni fetali.

Un'altra collezione ostetrica di rilievo si trova in Spagna, al Museo di Anatomia "Javier Puerta" di Madrid. Nata dal Collegio Reale di Chirurgia di San Carlos nel 1787, la collezione comprende modelli in cera creati utilizzando esclusivamente illustrazioni di famosi libri di anatomia, citando il trattato di ostetricia di William Hunter. Lo scopo della collezione spagnola era quello di essere realistica e utile dal punto di vista didattico. Nel 1790, il Real Colegio de Cirugia istituì il primo insegnamento per le ostetriche, rendendo tale collezione estremamente preziosa in un'epoca in cui partorire era ancora pericoloso.

Un modello interessante, a cavallo tra ostetricia e patologia, è la "Venerina" di Clemente Susini, custodita nel museo di Palazzo Poggi a Bologna. Realizzata nel 1782, copia scrupolosamente il cadavere di una giovane appena deceduta. Susini, divenuto modellatore capo de 'La Specola', manifesta la sua abilità nella meticolosa rappresentazione di un caso clinico sconosciuto ai medici del tardo Settecento. La Venerina è anatomicamente interessante per la causa della morte e la peculiarità della malattia: una giovane deceduta durante la gravidanza. La cera scomponibile permette di rimuovere le pareti toracica e addominale, rivelando la donna al quinto mese di gravidanza. Il cuore è stato sezionato lungo un piano frontale, mostrando le cavità degli atri e dei ventricoli. La fedeltà dell'opera è confermata dall'abitudine di Susini di prendere il calco direttamente dall'originale.

La Ceroplastica Artistica: Tra Devozione e Celebrazione Profana

La cera, con la sua capacità di imitazione della pelle e della carne umana, è stata a lungo impiegata per la creazione di effigi e maschere funerarie. Considerata arte maggiore dal XIV al XVI secolo, con l'avvento delle poetiche classiciste improntate alla sobrietà, la ceroplastica artistica subì un declino, sopravvivendo in ambiti minori come le applicazioni devozionali e i musei delle cere del XIX secolo.

Le Offerte Votive e la Ritrattistica Funeraria

L'antica arte della ceroplastica non ebbe origine da esigenze utilitaristiche, ma sorse dal desiderio di imitare la natura, con un fine puramente estetico. La cera ha avuto una grande importanza dall'antichità fino all'Ottocento. Piuttosto economica e facile da reperire, venne utilizzata sia nelle arti figurative per la pittura ad encausto che per la realizzazione di immagini per scopi devozionali, ludici, magici o per riprodurre il volto dei defunti.

Presso i Romani, era in uso conservare i ritratti degli antenati (imagines) nell'atrio delle case, disposti ordinatamente dentro nicchie delle pareti. Questi volti di cera bianca, colorati in un secondo tempo, accompagnavano i funerali gentilizi. La possibilità di farsi eseguire ritratti apparteneva solo ai ricchi, ma nelle case di qualsiasi ceto sociale erano presenti statuette in cera di soggetti allegorici o di divinità. Oltre che per la scultura in bronzo e per usi familiari, sin dall'antichità la cera fu usata per realizzare modelli di organi malati o sani, quali offerte votive.

Nelle necropoli della Campania e degli Etruschi sono venuti alla luce interi depositi di questi ex-voto. La chiesa di S. Maria delle Grazie nei pressi di Mantova, celebre per le sue statue polimateriche, è decorata da un gran numero di ex-voto anatomici in cera. Dal 1200 fino a tutto il 1600 a Firenze fiorì una vera e propria industria di offerte votive in cera. La storia narra che nel XIII secolo ad una colonna di Orsammichele era appesa l'immagine di una Madonna miracolosa; i fedeli portavano ex-voto in cera, "bóti", alla venerata immagine. Migliaia di questi oggetti andarono distrutti quando i Guelfi Neri incendiarono la loggia di Orsammichele nel 1304.

Le riforme leopoldine del 1786 invitarono il clero ad eliminare dalle chiese tutti gli ex voto, portando alla scomparsa delle offerte votive in cera della Chiesa della SS. Annunziata di Firenze.

Dal '300 in poi, il cadavere sarà sottratto alla vista durante le cerimonie funebri, e sarà introdotta l'immagine di cera per sostituire il defunto nei funerali di personaggi illustri. Il calco per la maschera funeraria veniva preso direttamente dal volto del cadavere per ottenere una somiglianza perfetta. Questi ritratti a grandezza naturale, nel '400-'500, venivano vestiti con gli abiti del personaggio rappresentato e posti nelle chiese come segno di devozione.

Un secolo dopo Vasari, nel '600, la ritrattistica in cera si sposta dalla sfera religiosa a quella celebrativa profana, raffigurando le personalità più rappresentative. L'arte della ceroplastica si tramandava di padre in figlio; alcuni modellatori raggiunsero la celebrità e furono chiamati a riprodurre l'effige di sovrani e pontefici.

Ex voto in cera

La Ceroplastica come Spettacolo e Arte Celebrativa

Dopo la congiura dei Pazzi, i parenti e gli amici dei Medici commissionarono a Orsino Benintendi tre ritratti di Lorenzo il Magnifico. Per la realizzazione di questi ritratti, Orsino fu aiutato da Andrea del Verrocchio, che gli consigliò di eseguire la maschera in gesso direttamente sul volto di Lorenzo. Vasari afferma che, prima di Verrocchio, i simulacri di cera erano "goffi affatto", attribuendo a questo artista il merito di aver divulgato l'arte di prendere calchi in gesso da forme diverse.

Il bisogno di approfondire le ricerche, specie in campo anatomico, spinse gli artisti a ricorrere alla cera per perfezionare la ricerca morfologica. Numerosi artisti si servirono di modellini preparatori in scala ridotta in cera. Ludovico Cardi, detto il Cigoli, realizza un piccolo scorticato, la prima anatomia in cera conosciuta.

I primi preparati anatomici in cera nascono nell'ultimo decennio del '600 dalla collaborazione tra Gaetano Giulio Zumbo, ceroplasta siciliano, e un chirurgo francese, Guillaume Desnoues. Zumbo, abilissimo modellatore, si recò a Bologna per approfondire gli studi anatomici. Dopo una lite nel 1700, i due si separarono, e Desnoues cercò di accreditarsi come inventore della tecnica dei preparati anatomici in cera.

Nel corso del '700, i preparati anatomici in cera colorata interessarono tutta l'Europa, tentando di ovviare alla penuria di cadaveri e agli "inconvenienti che accompagnano la sezione".

Nel XX secolo, l'arte della ceroplastica è divenuta sinonimo di musei come Madame Tussaud a Londra. Eppure, ai tempi di Shakespeare, il paragone con le figure di cera equivaleva nel linguaggio popolare a un supremo apprezzamento di bellezza. Nel '400 e '500, l'arte delle figure in cera era diffusissima e diveniva un simbolo di rango per i nobili, i personaggi illustri, i papi che amavano offrire la propria immagine a grandezza naturale nelle chiese come segno di devozione. In questo periodo, la ritrattistica raggiunge vertici altissimi dal punto di vista artistico.

Poche opere di ceroplastica artistica sono giunte ai giorni nostri, spesso salvate grazie alle loro dimensioni ridotte. Queste tardive applicazioni devozionali rappresentano le ultime manifestazioni della ceroplastica artistica.

L'utilizzo di immagini di cera a grandezza naturale in uno spettacolo a pagamento ha una prima testimonianza nel 1611, quando Michel Bourdin citò in giudizio François de Bechefer per aver danneggiato il ritratto di Enrico IV di Bourdin, nel tentativo di prendere illecitamente un calco per riproduzioni in fiera. Il primo scultore che realizza ed espone ritratti in cera a grandezza naturale si pensa sia stato Antoine Benoist, a cui Luigi XIV concesse nel 1668 il monopolio dell'esposizione delle effigi della corte francese. Benoist si recò in Inghilterra nel 1684 per realizzare il ritratto di Giacomo II.

Nel 1770, lo svizzero Christoph Creutz (Philippe Curtius) allestì il suo Gabinetto di cere a Parigi. Secondo la biografia di Madame Tussaud, il quadro di David rappresentante Marat assassinato derivò dalla sua cera. Come conseguenza della Rivoluzione francese, fiorirono le mostre di cere itineranti. Nel 1802, Madame Tussaud arrivò in Inghilterra con la collezione di cere dello zio, ampliando rapidamente la sua collezione per competere con mostre simili.

La ceroplastica è sempre stata un'arte fortemente emozionale, capace di suscitare nello spettatore sentimenti diversi e di lasciare raramente indifferenti. L'atteggiamento nei confronti dei musei e delle opere di cera cambia a seconda dei secoli e delle fluttuazioni del gusto artistico.

Le Tecniche e le Peculiarità della Cera

La cera offre infinite possibilità rispetto ad altri materiali: è morbida, plastica, si può modellare e rimodellare, rifondere, modificarne il grado di lucentezza e la trasparenza. Può essere plasmata o fusa e unita con altri materiali, come peli, capelli e denti. I maestri ceroplasti mettevano molta cura nell'adornare le loro creazioni con panneggi e drappeggi, realizzati con sottilissimi fogli di cera colorata ancora calda, ornamento che assicurava leggerezza e veridicità all'opera.

Una peculiarità siciliana era l'utilizzo di una cera molto dura e cristallina, che ben si accostava all'incarnato umano. La sua resistenza era dovuta a una colata interna di cera grezza, rinforzata con cera di pino.

La qualità della cera impiegata variava. Una ricetta suggeriva: "pigliasi cera bianca pura e si mescola con la metà di biacca ben macinata con un poco di trementina chiarissima; questa vuol essere più o manco, secondo in che stagione l'uomo si truova, perché, essendo di verno, tu gli puoi dare più trementina la metà che la state."

L'arte della ceroplastica, sebbene oggi in gran parte dimenticata, ha lasciato un'eredità ricca e complessa, un ponte tra arte, scienza e devozione che continua a stupire per la sua capacità di catturare la realtà e l'essenza della vita e della morte.

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