L'acqua, elemento essenziale per la vita, svolge un ruolo insostituibile nel corretto sviluppo e nel mantenimento della salute dei bambini. Nonostante la sua importanza fondamentale, la realtà ci mostra una percentuale allarmante di bambini che non assumono una quantità di liquidi adeguata, una tendenza che si aggrava nel contesto scolastico. Questo articolo esplora le ragioni di questa insufficiente idratazione, le sue conseguenze e le strategie per promuovere un'assunzione corretta, con un focus particolare sull'ambiente educativo.
Il Fabbisogno Idrico Infantile: Più Elevato di Quanto Si Pensi
È un dato di fatto che la percentuale di composizione corporea costituita da acqua scenda nel tempo, ma corrisponderà comunque sempre al pari o al più della metà del nostro corpo. Tuttavia, nonostante questa consapevolezza generale, si beve troppo poco. Nel convegno “Bere bene per crescere bene” della SIPPS (Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale), tenutosi a Roma nel 2016, è emerso che “ben il 58% dei bambini beve meno di un litro al giorno e solo un genitore su due si informa su quanta acqua abbiano bevuto i loro figli”.
Il professor Andrea Vania, responsabile del Centro di Dietologia e Nutrizione pediatrica dell’Università La Sapienza di Roma e past president dell’ECOG (European Childhood Obesity Group), spiega che “i bambini non bevono a sufficienza anche perché tendono a ignorare la sete”. Questo accade perché “il fabbisogno di acqua è maggiore nei bambini che negli adulti”.

È bene ricordare che sotto i 6 mesi di età, il fabbisogno d’acqua del neonato è di 120 ml per chilo, e in genere basta il latte materno. Dai 6 mesi ai 3 anni, il fabbisogno del bambino è di 90 ml per chilo. Dopo i 3 anni, il fabbisogno d’acqua del bambino diventa di circa 70 ml per chilo. Anche se una certa quantità di acqua si forma durante molte reazioni chimiche (acqua endogena), la maggior parte dell’acqua presente nel nostro organismo è di origine esogena, ovvero introdotta attraverso le bevande e gli alimenti. Il fabbisogno idrico giornaliero nostro e dei nostri bambini, quindi, può essere soddisfatto sia bevendo acqua e altri liquidi, sia consumando alimenti e pietanze che ne contengono molta. Particolarmente ricchi di acqua sono la verdura, la frutta e il latte.
Un tempo andava molto di moda affermare che il fabbisogno di acqua corrispondesse per un adulto a circa 8 bicchieri di acqua al giorno. Questa generalizzazione, tuttavia, non tiene conto delle specifiche esigenze infantili. I bambini hanno una maggiore superficie corporea rispetto agli adulti che causa una più rapida perdita di liquidi per traspirazione, una regolazione meno efficiente della sudorazione e della funzionalità renale, e una minore percezione della sete.
Le Conseguenze della Disidratazione Infantile
Non bere a sufficienza comporta uno stato di disidratazione che può avere tutta una serie di conseguenze, dipendenti dal grado di disidratazione e dall’età di chi si disidrata. E quanto più un bambino è piccolo, tanto più può disidratarsi: sotto l’anno, bastano 24 ore di disidratazione per raggiungere una condizione non compatibile con la vita.
I sintomi della disidratazione, anche in forme lievi, possono manifestarsi con debolezza, fatica muscolare e confusione mentale. Per i bambini piccoli, i segnali più evidenti includono: la pelle diventata più flaccida e che tende a restare piegata dopo un pizzicotto, irritabilità, sonnolenza, riduzione della diuresi (2-3 pannolini asciutti) o urine molto concentrate nei più grandi, e mal di testa.
La valutazione del peso è un indicatore fondamentale: si parla di disidratazione lieve se si verifica fino al 5% di perdita di peso, moderata tra il 5% e il 10% di perdita di peso, e grave oltre il 10% di perdita di peso.

La Sete: Un Segnale da Non Ignorare, Ma Non l'Unico Indicatore
Con la sensazione della sete il nostro organismo ci esprime il bisogno di acqua. Non esiste un bisogno specifico di altri liquidi come succhi di frutta, bevande analcoliche come aranciate e a base di cola o altre bevande gassate. Spesso con questo tipo di bevande si introducono molte calorie cosiddette “nascoste”, anche quando sulle loro etichette viene specificato che non sono stati aggiunti zuccheri. Da un attento esame delle tabelle nutrizionali presenti sulle confezioni delle varie bevande in commercio è facile constatare che in circa 330 ml di prodotto la quantità di zucchero può arrivare anche a 35 g, che convertiti in calorie assommano a 140 kcal, cioè circa all’equivalente di 50 g di pasta secca.
I piccoli si abituano al gusto dolce, come dimostrano tanti lattanti con biberon di tè al seguito. Questa abitudine impedisce ai bambini di apprezzare il gusto salato di molti alimenti, portando spesso a difficoltà nello svezzamento e, di conseguenza, a comportamenti alimentari scorretti per molti anni, se non per tutta la vita.
I bambini associano la bevanda dolce alla festa o all’essere bravi, convincendosi che si tratti di alimenti automaticamente buoni e quindi più desiderabili di quelli salutari. Inoltre, queste bevande zuccherate non dissetano veramente. Infatti, per la loro elevata osmolarità legata alla presenza di abbondante zucchero, sono uno stimolo a continuare a berle, precipitando in un meccanismo per cui la sete non si placa fino a quando non è l’acqua a riportare il giusto equilibrio osmolare nei liquidi corporei.
L'Acqua nella Dieta Infantile: Dalle Prime Fasi allo Svezzamento
Fino all’inizio dello svezzamento, non c’è bisogno di integrare l’acqua poiché il 90% del latte è composto da acqua. Dopo i 6 mesi, con l’inizio dello svezzamento, è bene iniziare a introdurre l’acqua. Il bambino allattato al seno spesso rifiuta l’acqua perché la composizione del latte materno è diversa a seconda del momento della poppata (ad esempio, all’inizio è più ricco di acqua rispetto alla fine).
In età maggiore è bene invece aumentare nel bambino la consapevolezza di quanto sia importante una buona idratazione, che lo aiuterà sia durante l’accrescimento sia nelle fasi successive. L’assunzione regolare di acqua deve quindi essere stimolata durante i pasti e fuori pasto. L’acqua dovrebbe accompagnare il bambino durante l’attività fisica, durante lo studio pomeridiano e anche a scuola.
Quanta acqua deve bere ogni giorno un bambino?
L'Acqua a Scuola: Un Diritto alla Salute Spesso Negato
Rispetto all’ambiente scolastico, in effetti, a volte emergono problemi. In molte classi, viene vietata la bottiglietta d’acqua per scongiurare giochi impropri o le frequenti richieste di andare in bagno durante le lezioni. Questo, se da un punto di vista didattico è comprensibile, è però assolutamente inadeguato per la salute. È fondamentale educare i bambini a bere nei pasti e fuori dai pasti, facendo vedere che lo facciamo anche noi.
La campanella che segna il ritorno sui banchi di scuola ha suonato poche settimane fa. Le classi si sono riempite di voci, mani alzate, compiti e obiettivi da raggiungere. Mica una cosa da poco: per i bambini e i ragazzi tornare alla routine scolastica significa un impegno importante, fatto di concentrazione, disciplina, ore sui banchi e sui libri. Per fortuna, gli studenti hanno una preziosa alleata: l’acqua. Spesso pensiamo all’alimentazione, al sonno e all’attività fisica come ai pilastri della salute dei bambini. L’acqua mantiene in equilibrio le funzioni vitali, ma sostiene anche le difficili fasi dell’apprendimento. Così è subito chiaro perché gli studenti dovrebbero avere sempre con sé la migliore acqua possibile.
Secondo l’Istituto Superiore di Sanità, in linea generale i bambini dovrebbero bere almeno 6-8 bicchieri di acqua al giorno. A scuola, spesso, i bambini non pensano a bere. Presi dalle lezioni, dagli amici e dal gioco, finiscono per rimandare il momento. Bere è essenziale, ma bere acqua pura lo è ancora di più. Questo non solo incentiva i bambini a bere di più, ma educa a uno stile di vita sostenibile e rispettoso dell’ambiente. Il 58% dei bambini beve meno di un litro d’acqua al giorno, e solo un genitore su due si informa su quanta acqua abbiano assunto i propri figli. Anche per i bambini invece, spiega il decalogo realizzato dalla Società Italiana di Pediatria Preventiva e Sociale, la regola è bere almeno otto bicchieri da 150 millilitri di acqua al giorno.
Quale Acqua Scegliere per i Bambini?
Al di fuori dell’acqua da utilizzare per la diluizione del latte vaccino o per la preparazione delle formule, che dev’essere oligominerale, se non ci sono ragioni mediche specifiche l’acqua da dare ai bambini dev’essere un’acqua normale o, per essere più precisi, un’acqua mediominerale, con un buon contenuto di sali minerali, e in particolare di calcio. Può anche essere di rubinetto, purché non sia un’acqua dolce, ma sia invece un’acqua dura, cioè appunto ricca di minerali. Inoltre, se si beve l’acqua del rubinetto bisogna prestare attenzione all’eventuale usura delle tubature, possibili fonti di contaminazione.
Come si fa a sapere se l’acqua è dura o dolce?Se quando si lavano le mani, la schiuma che si forma è poca e va via facilmente, allora è acqua dura. Se invece si forma tanta schiuma, che non si riesce ad eliminare, allora l’acqua è dolce, e ha troppi pochi sali minerali.
Gestione dell'Acqua del Rubinetto e Preparazione delle Formule
Nel caso si utilizzi l'acqua del rubinetto, si può risolvere facilmente il problema dell'eccesso di cloro facendo bollire l'acqua, dal momento che il cloro è volatile. Con l’ebollizione, però, i sali si depositano sul fondo, per cui l’acqua va poi mescolata prima di essere consumata. Un’altra soluzione è imbottigliare l’acqua dal rubinetto prima delle 10 di sera e lasciare la bottiglia aperta per una notte, in modo che evapori il cloro: va fatto prima di quell’ora, perché in genere la clorazione dell’acquedotto avviene verso mezzanotte.
Sebbene diversi marchi di formule per la prima infanzia abbiano creato brik di latte già precostituito, una grande maggioranza delle famiglie che utilizzano il cosiddetto latte artificiale per i loro bambini lo acquistano sotto forma di polvere per poi ricostituirlo autonomamente a casa propria, sia per questioni economiche, sia anche spesso per ragioni di spazio, nonostante tutta la letteratura scientifica sia concorde nell’affermare che la formula liquida sia meno a rischio dal punto di vista igienico così come da quello di errori di preparazione. La domanda, in caso di allattamento artificiale con formule in polvere, più frequentemente posta al pediatra, oltre ovviamente alla quantità da preparare e quindi la modalità di diluizione, è quale tipo di acqua sia meglio utilizzare. Nella realtà, aldilà di alcune dichiarazioni eclatanti, in molti casi l’acqua potabile degli acquedotti comunali è adatta alla diluizione delle formule sostitutive del latte materno, purché abbia determinate caratteristiche. Scarsa importanza invece hanno la concentrazione di elettroliti (sodio, potassio, cloro) poiché le loro concentrazioni nelle acque potabili sono comunque basse; discorso a parte va fatto per il calcio che può essere relativamente più alto in alcuni tipi di acqua ma che comunque non ne influenza l’utilizzo per la diluizione del latte artificiale.
Le caratteristiche ideali dell'acqua per la preparazione delle formule sono:
- Non dev’essere acqua oligominerale, salvo non ci siano precise ragioni mediche.
- Non deve neanche avere un eccesso di fluoro e di nitrati (nitrati <10 mg/l).
- Deve avere buone quantità di sali minerali (il RESIDUO FISSO dev’essere tra i 500 e i 1000 mg per litro).
L'Acqua e la Prevenzione di Disturbi Comuni
Tra le varie cause di stipsi collegabili all’alimentazione, una può essere l’eccessivo riassorbimento di acqua a livello del colon. La stipsi può dar luogo a dolore durante l’evacuazione, a causa della durezza delle feci, e alla formazione di ragadi o emorroidi con un conseguente blocco psicologico che quindi aggrava e perpetua la situazione. Una delle modalità per prevenire quindi la stitichezza, oltre all’aumento del consumo di fibre (e quindi di frutta e verdure, soprattutto quelle a maggior contenuto di acqua), è quello di aumentare il consumo di acqua tal quale. In linea generale, le acque più indicate per favorire la risoluzione dei problemi di stipsi sono quelle a maggior contenuto di magnesio e quelle a maggior contenuto di solfati.
Con il termine diarrea si intende l’emissione di feci di consistenza ridotta (liquide o semiliquide) in quantità maggiori rispetto al solito (più scariche nell’arco della stessa giornata). Non c’è un numero di scariche limite oltre il quale si possa parlare di diarrea. Fino a qualche tempo fa al bambino con diarrea si raccomandava digiuno o dieta “in bianco”. Lo scarso apporto calorico, però, ne comprometteva ulteriormente lo stato generale. Negli ultimi anni è stato dimostrato che la restrizione dietetica non serviva a nulla al fine di ridurre la durata della diarrea. L’attuale indicazione della Società Europea di Gastroenterologia, Epatologia e Nutrizione Pediatrica (ESPGHAN) è quella di una precoce ripresa dell’alimentazione. Tra le possibili cause di diarrea, nell’ultimo anno abbiamo dovuto aggiungere una nuova entità clinica, prima sconosciuta, l’infezione da Sars_Cov2. Le possibili manifestazioni cliniche da COVID-19 nei bambini sono molte e variegate.
Consigli Pratici per una Sana Idratazione Quotidiana
L’insufficiente assunzione di acqua, ricorda Umberto Solimene, presidente della Federazione Mondiale del Termalismo (Femtec), è associata anche a un rischio maggiore di obesità. “La strategia migliore - prosegue il Dott. Di Mauro - è certamente l’acqua, possibilmente fresca e non ghiacciata, in quanto consente di ripristinare immediatamente le perdite dell’organismo. In questi mesi dell’anno poi è bene privilegiare il consumo di frutta e verdura, sia includendole singolarmente o in associazione ad altri ingredienti nel menu giornaliero (per esempio passato, minestrone, insalata di pasta o riso, macedonia, gelato) sia utilizzandole per succhi, frappè o frullati, utili anche per l’apporto di preziosi sali minerali. In generale, va sottolineato che le preparazioni domestiche, se da un lato consentono uno stretto controllo dei componenti, come per esempio la quantità di zucchero, dall’altro impongono il rispetto scrupoloso delle norme igieniche e della corretta modalità di conservazione.”
È fondamentale educare i bambini a bere regolarmente durante i pasti e fuori pasto. L'acqua dovrebbe seguire il bambino durante l'attività fisica, lo studio pomeridiano e, soprattutto, essere disponibile a scuola. La strategia migliore è certamente l'acqua, possibilmente fresca e non ghiacciata, in quanto consente di ripristinare immediatamente le perdite dell'organismo. Inoltre, rispetto a un adulto, un bambino è naturalmente più attivo, si muove di più, consuma di più e, ecco perché il suo organismo perde liquidi con rapidità. Bere acqua pura non solo incentiva i bambini a bere di più, ma educa a uno stile di vita sostenibile e rispettoso dell'ambiente.
L'ideale, per garantire un'acqua di qualità anche a casa, potrebbe essere l'acqua trattata con un depuratore a osmosi inversa, che si installa sotto il lavello della cucina. Questo non solo incentiva i bambini a bere di più, ma educa a uno stile di vita sostenibile e rispettoso dell’ambiente.
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