Fausto Coppi: L'Airone che Volò Sopra la Guerra e la Leggenda

Nel torbido scenario europeo del maggio 1940, mentre le truppe tedesche avanzavano inesorabilmente attraverso Polonia, Norvegia, Danimarca, Olanda, Belgio e Lussemburgo, aggirando la linea Maginot e proiettando la Francia verso la sconfitta, un evento sportivo di portata nazionale prendeva il via in Italia. Il 17 maggio, in un'atmosfera carica di tensione bellica e di un consenso fascista apparentemente al culmine, si disputava il ventottesimo Giro d'Italia. La competizione ciclistica, nonostante le ombre oscure della guerra che presto avrebbero inghiottito il continente e il mondo intero, rappresentava un faro di speranza e distrazione per una nazione in bilico.

Immagine del Giro d'Italia del 1940

In quel contesto storico complesso, la povertà delle masse agricole persisteva immutata, mentre gli operai del Nord lavoravano incessantemente per salari da fame. Nel frattempo, una classe media emergente, legata agli apparati amministrativi e alla capitale, Roma, trovava nella competizione sportiva un momento di evasione. Tra i partecipanti al Giro, spiccava Gino Bartali, già vincitore della competizione per due volte, considerato il favorito indiscusso. Al suo fianco, come gregario nella squadra Legnano, vi era un giovane di appena vent'anni, Fausto Coppi.

Gli Inizi Difficili e la Nascita di un Campione

Fausto Coppi nacque a Castellania, in provincia di Alessandria, il 15 settembre 1919, quarto di cinque figli di Domenico Coppi e Angiolina Boveri. La sua infanzia fu segnata dal lavoro nei campi della tenuta familiare, un'esistenza scandita dai ritmi della natura e dalla necessità di contribuire al sostentamento della famiglia. La scuola divenne presto un lusso che la famiglia non poteva permettersi, spingendo il giovane Fausto a cercare impiego come garzone in una salumeria a Novi Ligure. Le consegne, effettuate in sella a una bicicletta, divennero il suo primo contatto prolungato con il mezzo che avrebbe plasmato il suo destino.

Immagine di Fausto Coppi da giovane

Fu proprio la bicicletta a offrirgli una via d'uscita. A quindici anni, con l'aiuto economico dello zio marinaio, Fausto acquistò la sua prima bicicletta da corsa, una Maino, con la quale iniziò a partecipare a gare non ufficiali. La sua abilità non passò inosservata e venne segnalato a Biagio Cavanna, il leggendario massaggiatore di ciclisti del calibro di Costante Girardengo e Learco Guerra. Cavanna, un uomo dotato di un intuito straordinario, nonostante la sua cecità sopraggiunta nel 1938, seppe riconoscere il potenziale latente in quel giovane magro e dalla struttura ossea fragile, probabilmente segnata dalla denutrizione e forse dalla pellagra. Cavanna intuì che Coppi possedeva le qualità intrinseche di un professionista: un'agilità muscolare notevole, gambe lunghe e sottili, un sistema endocrino efficiente, un apparato cardio-respiratorio eccezionale, e soprattutto, una volontà di emergere senza pari unita a un'umiltà che lo rendeva desideroso di imparare. Cavanna divenne il suo mentore, colui che, attraverso la palpazione dei reni, dei bicipiti e dei quadricipiti, come se cercasse il Santo Graal del corridore, avrebbe lanciato "l'Airone" sul palcoscenico mondiale.

La sua prima gara ufficiale si tenne il 1º luglio 1937, sul circuito di Castellania, ma una foratura lo costrinse al ritiro. Poco dopo, con 600 lire, acquistò una nuova bicicletta, una Prina, realizzata su misura da un artigiano di Asti. Il 1939 segnò un anno di affermazione nelle competizioni dilettantistiche, con vittorie nel Giro del Penice, la Coppa Canepa a Genova, il Circuito di Susa, il Giro del Casentino, il Premio di Varese e il Circuito di Varzi. Il 9 aprile debuttò tra i professionisti nel Giro della Toscana, e il 28 maggio, alla Coppa Città di Pavia, Cavanna raccomandò il giovane talento a Giovanni Rossignoli della Bianchi. Il 4 giugno dello stesso anno, Coppi si classificò terzo al Giro del Piemonte, a 3'31" da Gino Bartali, attirando l'attenzione di Eberardo Pavesi, direttore sportivo di Bartali alla Legnano. Era l'inizio di una leggenda.

Nell'inverno del 1939, Coppi firmò il suo contratto da professionista con la Legnano di Pavesi, assicurandosi un ingaggio mensile di 700 lire. Non era più necessario effettuare consegne; la sua vita era ora interamente dedicata al ciclismo. A marzo partecipò alla Milano-Sanremo, contribuendo al successo del suo capitano, Bartali. In maggio, il suo debutto al Giro d'Italia, ancora una volta come gregario, si rivelò un preludio a ciò che sarebbe diventato il suo Giro.

Il Giro del 1940: Un Esordio Travagliato

Il Giro d'Italia del 1940, iniziato in un'Europa sull'orlo del baratro bellico, si rivelò un banco di prova cruciale per il giovane Fausto Coppi. Già nella prima tappa, Gino Bartali, il grande favorito, fu vittima di una caduta causata da un cane durante la discesa della Scoffera, procurandosi una frattura al femore. Nonostante il parere medico che consigliava riposo assoluto, Bartali decise di proseguire la corsa, seppur menomato.

Immagine di Fausto Coppi durante una tappa del Giro d'Italia

La sfortuna colpì ancora il team Legnano nell'ottava tappa, quando Coppi fu investito dal camioncino della Gloria. La sua bicicletta andò distrutta, e il prestito di quella di Mario Ricci, troppo piccola, lo mise in seria difficoltà. Quando gli venne fornita una bici della sua misura, riuscì a rientrare, ma perse 3'08" sul traguardo. Favalli, uno dei favoriti, abbandonò la corsa, lasciando la maglia rosa a Enrico Mollo.

Il 27 maggio segnò l'inizio dell'ascesa di Coppi verso l'Olimpo del ciclismo. Ai piedi del Passo della Consuma, lanciò un attacco che gli permise di guadagnare minuti preziosi. Bartali, nonostante le sue condizioni, guidò gli inseguitori, e Fausto venne ripreso solo a 9 km dal traguardo di Firenze. La tappa andò a Olimpio Bizzi, con Bartali secondo, ma Coppi si piazzò terzo in classifica generale, a 2'42" da Mollo.

L'undicesima tappa, da Firenze a Modena, si presentò come un'altra occasione per Coppi. Enrico Mollo indossava la maglia rosa, mentre Bartali e Valetti, vincitori degli ultimi quattro Giri, erano ormai distanti in classifica. Sulle Piastre, Ezio Cecchi lanciò un attacco, ma sull'Oppio, Bartali forò e rimase attardato. Coppi, cogliendo l'attimo, attaccò sull'Abetone, innescando una fuga di oltre 100 km. Attraversò il Barigazzo con un vantaggio di oltre tre minuti, affrontando la salita delle Piastre, l'Oppio e il leggendario Abetone. Superò Bizzi, che faceva parte del gruppo maglia rosa sull'Abetone, e si avviò verso la vittoria. Tuttavia, la strada per Milano era disseminata di insidie. A Forlì, Coppi ruppe il manubrio, perdendo 2 minuti che riuscì poi a recuperare. Nella tappa Abbazia-Trieste, una caduta lo vide attaccato da Vicini e Bizzi, facendogli perdere altri 2 minuti in classifica.

Il 5 giugno, nella tappa Pieve di Cadore-Ortisei, Coppi e Bartali si unirono in una fuga congiunta che sorprese i giornalisti. Pedalando fianco a fianco, si diedero il cambio, dimostrando una solidarietà inaspettata. Nonostante un momento di difficoltà fisica di Fausto, con i muscoli che sembravano non rispondere, Bartali lo incitò con veemenza, persino con gesti plateali come gettargli della neve addosso per farlo reagire. Gino prese in mano la situazione, tirando la fuga e assicurandosi che Fausto rimanesse agganciato. Insieme scollinarono sul Pordoi e sul passo Sella, lasciando finalmente dietro di sé Mollo.

Il 9 giugno, a Milano, era prevista una celebrazione in onore di Coppi all'Arena, ma l'evento fu annullato. Un'ombra gravava sull'aria: a Roma, Benito Mussolini dichiarava guerra alla Gran Bretagna e alla Francia. La favola del Giro d'Italia, la Corsa Rosa, si sarebbe interrotta per cinque edizioni, riprendendo solo nel 1946. La favola di Coppi, in quel momento, sembrava anch'essa giunta a una battuta d'arresto.

Gino Bartali seconda Guerra Mondiale salvo'b tante persone

Il Record dell'Ora e la Guerra

Il 7 novembre 1942, mentre Milano subiva bombardamenti quotidiani, Fausto Coppi compì un'impresa straordinaria sul velodromo Vigorelli: stabilì il nuovo record mondiale dell'ora, percorrendo 45,871 km, superando il precedente primato di Archambaud di 104 metri. Questo successo fu celebrato dal regime fascista come emblema della rinascita della stirpe italiana.

La guerra segnò un'interruzione forzata nella carriera di Coppi. Fu liberato il 1º febbraio 1945, quando, in qualità di automobilista aggregato alla RAF in Italia, fu inviato a Napoli, ormai sotto il controllo degli Alleati. Il 22 novembre dello stesso anno, sposò Bruna Ciampolini a Sestri Ponente, cercando di ricostruire una vita normale dopo gli anni di conflitto.

La Consacrazione Internazionale: Il Dominio dell'Airone

Il 1949 segnò la definitiva consacrazione internazionale per Fausto Coppi. Il 19 marzo vinse per la terza volta la Milano-Sanremo, staccando gli avversari sul Capo Berta e arrivando al traguardo con un margine di 4'17" sul gruppo degli inseguitori. Al Giro d'Italia, da super favorito, vinse in volata l'ottava tappa, la Cosenza-Salerno.

Otto giorni dopo, il 10 giugno 1949, Coppi scrisse una delle pagine più leggendarie della storia del ciclismo: 192 chilometri di fuga solitaria nella tappa Cuneo-Pinerolo, la terzultima del Giro. Approfittando di una foratura di Bartali ad Argentera, Coppi lanciò il suo attacco. La strada verso l'Izoard, temutissima dai corridori, fu teatro di una battaglia epica contro gli elementi. Bartali, in solitaria, inseguiva sotto un diluvio di pioggia e grandine, mentre Coppi, zuppo e infangato, avanzava tra nebbia e tuoni, la strada deserta davanti a sé.

Il giornalista Orio Vergani, testimone oculare, descrisse l'impresa: "Fu allora, sotto la pioggia che veniva giù mescolata alla grandine, che io vidi venire al mondo Coppi." Oltre il Colle della Maddalena, Bartali era a oltre 2 minuti di distacco, e a 4 minuti e 29 secondi in cima al Colle di Vars. Coppi, sull'Izoard, si alzò sui pedali, accelerando con uno strappo, la sua azione potente e fluida, le ginocchia sporgenti come bielle in movimento. Irruppe nell'anfiteatro di ghiaie, una macchina bellica inarrestabile. Nonostante le difficoltà, le forature e le intemperie, Coppi arrivò al traguardo di Pinerolo con quasi 8 minuti di vantaggio su Bartali sul Sestriere, che divennero 11'52" al traguardo.

Immagine iconica di Coppi e Bartali sul Colle del Galibier

Il giornalista Mario Ferretti aprì la radiocronaca con parole che sarebbero entrate nella storia: "Un uomo solo è al comando; la sua maglia è bianco-celeste; il suo nome è Fausto Coppi".

Il Tour de France e la Tragica Perdita

Nello stesso anno, Coppi affrontò il suo debutto al Tour de France. La Grande Boucle iniziò in salita per il campione piemontese, che si trovò a 18 minuti dalla maglia gialla dopo le prime quattro tappe. Tuttavia, nella quinta tappa, una collisione con Marinelli gli causò la rottura della forcella. Tre giorni dopo, Coppi dominò la cronometro di La Rochelle, vincendo con 4'31" su Bartali. La maglia gialla passò a Fiorenzo Magni, ma Coppi iniziò la sua rimonta.

Nella tappa Cannes-Briançon, Coppi e Bartali attaccarono insieme sull'Izoard. Vinse Bartali, ma Coppi era a soli 1'22" dalla maglia gialla. Il giorno successivo, nella Briançon-Aosta, dopo un allungo sul Piccolo San Bernardo, Bartali forò e cadde. Coppi, nonostante l'impulso di aspettare il suo capitano, ricevette l'ordine dal direttore tecnico Binda di proseguire. Guadagnò 4'55" in 42 km, vinse la tappa e vestì la sua prima maglia gialla. Nella cronometro del penultimo giorno, Coppi dominò ancora, vincendo con 7'02" su Bartali. Fu il trionfo al suo esordio nel Tour, un'impresa mai riuscita prima a nessuno: centrare la doppietta Giro-Tour nello stesso anno.

Gino Bartali seconda Guerra Mondiale salvo'b tante persone

Il destino, tuttavia, si accanì tragicamente contro Coppi il 29 giugno 1951. A 2 km dal traguardo del Giro del Piemonte, suo fratello e gregario, Serse Coppi, cadde battendo la testa. Sembrò un incidente senza gravi conseguenze, ma quella sera, in albergo, Serse si sentì male e morì poche ore dopo per un'emorragia cerebrale. Fausto rimase sconvolto da questa perdita, meditando persino il ritiro dalle corse.

Il Ritorno e la Leggenda Continua

Nonostante il lutto, Fausto Coppi tornò alle competizioni. Nel 1952, si presentò al Giro d'Italia, dove il favorito era il vincitore del Tour, Koblet. Già nella seconda tappa, lo svizzero perse cinque minuti, aprendo la strada a Coppi. Il 29 maggio, nella tappone dolomitico da Venezia a Bolzano, Coppi lanciò il suo attacco sul Falzarego, per poi involarsi in solitaria sul Pordoi e sul Sella. Vinse a Bolzano con un margine di 5'20" su Bartali e Magni, consolidando il suo primato.

Tre settimane dopo il Giro, Coppi partecipò al Tour de France come co-capitano della selezione italiana insieme a Bartali e Magni. Magni conquistò la maglia gialla, ma Coppi vinse la cronometro Metz-Nancy. Il 4 luglio, nella Losanna-Alpe d'Huez, Coppi si impose con 1'20" su Jean Robic e 2'22" su Stan Ockers, vestendo di giallo con soli 5 secondi di vantaggio su Ockers. Fu in questa tappa che Carlo Martini scattò la storica foto di Coppi davanti, con Bartali dietro che gli offriva la borraccia. Coppi dominò sui Pirenei, vincendo la diciottesima tappa e la terzultima frazione. Chiuse il Tour precedendo Ockers di 28'27", conquistando anche la classifica scalatori.

Il 7 agosto 1952, pochi giorni dopo il trionfo a Parigi, Coppi fu vittima di una caduta in pista a Perpignano, fratturandosi la scapola e la clavicola sinistre, dovendo interrompere temporaneamente la sua attività agonistica. La sua carriera da professionista, durata ventuno anni (diciotto se si considera l'interruzione bellica), fu costellata di successi, cadute, rivalità e un'epica che lo consacrò come "l'Airone", un campione capace di volare sopra le difficoltà, lasciando un'impronta indelebile nella storia del ciclismo.

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