La ricerca di un colorito dorato, un tempo simbolo di salute e benessere, nasconde oggi insidie psicologiche e fisiche sempre più diffuse. La "tanoressia", o sindrome compulsiva da sole, descrive una vera e propria dipendenza dall'abbronzatura, che colpisce una percentuale significativa della popolazione, specialmente tra le giovani donne. Questa ossessione, alimentata da ideali estetici e da meccanismi psicologici complessi, porta a un'esposizione smodata ai raggi UV, con conseguenze dannose per la salute della pelle e il benessere generale.
Le Radici della Tanoressia: Un Complesso Intreccio Psicologico
La "tanoressia", termine nato dall'unione della parola inglese "tan" (tintarella) e "anoressia", indica una fame insaziabile di abbronzatura. Questo disturbo colpisce una donna su cinque di età compresa tra i 18 e i 30 anni. Come spiega la dottoressa Agnese Rossi, psicoterapeuta, in alcune donne, specialmente quelle con una tendenza al perfezionismo, la ricerca dell'abbronzatura, anche quella artificiale ottenuta tramite lampade UV, può sfociare in una vera e propria dipendenza psicologica.
La dipendenza si sviluppa perché la pelle, sottoposta a un'esposizione prolungata alla luce ultravioletta, sia solare che artificiale, rilascia ormoni chiamati endorfine. Questi ormoni stimolano una sensazione di benessere, di appagamento psico-fisico e agiscono persino come analgesici. Di conseguenza, la tanoressia tende a manifestarsi più frequentemente in donne con tendenze perfezionistiche, o che soffrono di altre forme di dipendenza (come fumo, alcol o droghe). Si sviluppa anche in coloro che percepiscono il proprio corpo come inadeguato, soprattutto se esposte a continui confronti svalutanti con gli ideali corporei proposti dalla pubblicità. Il senso di insicurezza e il timore di essere rifiutate spingono queste persone a una perenne insoddisfazione per il proprio corpo, portandole a ricercare un'abbronzatura sempre più intensa nel tentativo di ottenere benefici psicologici, come una migliore apparenza fisica e un maggiore benessere emotivo, nonostante la consapevolezza dei rischi correlati.
Il dermatologo Matteo Cagnoni, presidente dell'Istituto di Ricerca di Dermatologia Globale (IRDEG), ha commissionato un sondaggio per valutare la diffusione di questo disturbo tra gli italiani, scoprendo che il 20% della popolazione è a rischio. Molte persone manifestano un bisogno ossessivo di apparire sempre abbronzate e, se ciò non accade, entrano in uno stato d'ansia e perdono la propria sicurezza. Il tono dell'umore, l'autostima e il senso di benessere risultano quindi direttamente proporzionali al livello di abbronzatura raggiunto. Questo disturbo si basa su un profondo senso di insicurezza del sé corporeo, per cui le persone non si percepiscono mai sufficientemente abbronzate. I tanoressici dimostrano un basso livello di attenzione nei confronti dei pericoli che la loro dipendenza può comportare.

L'Abbronzatura: Un Fenomeno Culturale e Storico
La ricerca dell'abbronzatura non è un fenomeno esclusivamente moderno, ma affonda le sue radici in un complesso percorso storico e culturale. Mentre oggi, in molte culture occidentali, l'abbronzatura è associata a uno stile di vita sano, attivo e a uno status sociale elevato, il concetto di bellezza legato al colorito della pelle è mutato radicalmente nel corso dei secoli e varia notevolmente tra le diverse culture.
Nell'antico Egitto, secondo quanto riferito, Cleopatra stessa faceva bagni di latte per schiarire il tono della pelle, sfruttando l'acido lattico contenuto nella bevanda. Durante l'era della Rivoluzione francese, alla fine del 1700, la regina Maria Antonietta era nota per la sua pelle candida come alabastro e i capelli incipriati. Si narra che preparasse una maschera schiarente per la pelle fatta in casa, a base di latte in polvere e succo di limone. Anche nel XIX secolo negli Stati Uniti, la pelle pallida era un segno esteriore di agiatezza, indicando che non si trascorrevano le giornate a lavorare nei campi. Al contrario, in molte nazioni asiatiche, la pelle pallida è da sempre considerata il massimo standard di bellezza. Le donne, in queste culture, "fanno di tutto per proteggere la loro pelle dal sole", come afferma il dott. Sarnoff, dermatologo di New York, per prevenire il cancro della pelle.
Tuttavia, la ricerca della pelle pallida ha iniziato a subire un cambiamento negli Stati Uniti verso la fine del XIX secolo, durante la rivoluzione industriale. Con la classe operaia che si trasferiva nelle fabbriche, l'abbronzatura non era più un indicatore di lavoro manuale all'aperto. Un altro punto di svolta si è verificato all'inizio del XX secolo, quando la terapia della luce iniziò ad essere sfruttata per i suoi benefici medicinali, in particolare per le condizioni della pelle. Le persone cominciarono a cercare i raggi del sole per la propria salute. Nel 1900, il primo ospedale ad utilizzare la luce solare per curare la tubercolosi aprì i battenti in Svizzera.
Forse il momento più cruciale per l'abbronzatura come tendenza estetica si è verificato nel 1923, quando l'icona della moda Coco Chanel, secondo la leggenda, stabilì involontariamente una nuova tendenza. Si dice che si sia addormentata al sole mentre si trovava su uno yacht nella Costa Azzurra, scottandosi. "Il pendolo ha oscillato; tutto è cambiato, quasi da un giorno all'altro", afferma il dott. Sarnoff. "Improvvisamente, avere l'abbronzatura significava avere i mezzi per viaggiare e andare in vacanza sugli yacht; è diventato affascinante ed è rimasto così." Gli storici hanno anche collegato questa audace mossa di Chanel alla liberazione delle donne.
La pubblicità seguì rapidamente l'esempio. Nel 1927, un annuncio di costumi da bagno mostrava donne coperte sulle spiagge, con cappelli e ombrelloni in mano. Già nel 1929, le pubblicità della stessa azienda presentavano donne che sguazzavano in costume da bagno senza alcun accessorio protettivo. Nello stesso anno, Harper's Bazaar pubblicò un articolo intitolato "Shall We Gild the Lily? C'è una tecnica per una buona abbronzatura, sia con mezzi onesti che falsi!". Negli anni '30 e oltre, l'obiettivo era abbronzarsi, anche se non ci si poteva permettere di trascorrere gli inverni nella Costa Azzurra. L'epoca, giustamente definita "Golden Age" di Hollywood, vedeva le stelle del cinema con una pelle radiosa e dorata. "Durante quel periodo, tutte le attrici e gli attori avevano un'abbronzatura profonda e scura dentro e fuori dallo schermo", afferma il dottor Sarnoff. Nacque così l'industria dell'abbronzatura di consumo.

L'Industria dell'Abbronzatura: Un Mercato in Crescita
L'industria legata all'abbronzatura, sia naturale che artificiale, rappresenta un settore economico di notevoli dimensioni. Negli Stati Uniti, i saloni di abbronzatura costituiscono un'industria da 2.8 miliardi di dollari, e la sua crescita è costante. Anche il mercato degli autoabbronzanti è un'industria da miliardi di dollari. Sebbene gli autoabbronzanti possano rappresentare un'alternativa più sicura per ottenere un colorito dorato, il messaggio generale rimane chiaro: le persone desiderano essere abbronzate.
Numerosi studi hanno dimostrato che le persone non solo si sentono più attraenti quando sono abbronzate, ma percepiscono anche gli altri come più attraenti con un "bagliore dorato". Questa percezione è profondamente radicata nella cultura e negli ideali di bellezza contemporanei.
La prima crema solare fu inventata nel 1938 dal chimico austriaco Franz Greiter, che cercava un modo per proteggere la sua pelle durante le scalate alpinistiche. Tuttavia, fu solo negli anni '40 che la Coppertone Suntan Cream arrivò negli Stati Uniti, un primo tentativo di protezione solare che combinava olio di cocco, burro di cacao e un tipo di petrolio (i filtri UV sarebbero arrivati anni dopo). Fu pubblicizzata come un modo per ottenere un'abbronzatura migliore senza scottature. Il primo bikini fece la sua comparsa sulla scena della moda negli anni '40. Le donne iniziarono a mostrare più pelle e ad utilizzare vari tipi di creme, oli e riflettori solari in lamina per ottenere un'abbronzatura più profonda. Se non si riusciva ad ottenere un bagliore dorato dal sole, esistevano gli autoabbronzanti, con il primo che arrivò sul mercato nel 1960. Il diidrossiacetone (DHA), l'ingrediente che scurisce temporaneamente il tono della pelle, fu successivamente approvato dalla FDA nel 1977.
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I Rischi per la Salute: Danni Irreversibili alla Pelle
Nonostante la popolarità dell'abbronzatura, i rischi per la salute associati all'esposizione eccessiva ai raggi ultravioletti (UV) sono gravi e documentati. L'esposizione prolungata e non protetta al sole e alle lampade abbronzanti è una delle principali cause di danni cutanei, che vanno da inestetismi a patologie potenzialmente letali.
Non si tratta solo di arrossamenti, eritemi e ustioni superficiali. L'abuso del sole senza un'adeguata protezione può portare a conseguenze ben più serie, tra cui melanomi maligni, varie forme di carcinoma cutaneo e un invecchiamento precoce della pelle. La ricerca nel "Journal of Clinical Oncology" ha dimostrato che, mentre la diagnosi di melanoma era rara tra il 1950 e il 1954, i tassi di incidenza sono aumentati di 17 volte negli uomini e di oltre nove volte nelle donne tra il 1950 e il 2007, con un forte incremento a partire dagli anni '70. Secondo l'American Cancer Society, nel 2023 si stima che negli Stati Uniti verranno diagnosticati circa 186.000 nuovi casi di melanoma (di cui oltre 97.000 invasivi). Nell'ultimo decennio, il numero di casi è aumentato del 27%. Si registrano inoltre circa 3.6 milioni di casi di carcinoma basocellulare (BCC) e 1.8 milioni di casi di carcinoma a cellule squamose (SCC) diagnosticati annualmente negli Stati Uniti.
Nonostante questi rischi consolidati, l'abbronzatura rimane una componente culturale importante in molte società. Il dott. Sarnoff osserva che "spesso è solo quando qualcuno si ammala di cancro alla pelle, o conosce qualcuno che lo ha fatto, che si sveglia e inizia a usare regolarmente la protezione solare." Anche i segni visibili del danno solare, come rughe, macchie scure e arrossamenti, possono fungere da deterrente, ma molti continuano a ricercare i raggi solari. "Quando le persone vedono macchie marroni, pensano che l'abbronzatura renderà il tono della loro pelle più uniforme e meno macchiato", dice il dott. Sarnoff.
Il dottor Giuseppe Monfrecola, coordinatore del Gifde (Gruppo Italiano Fotodermatologia) e docente all'Università Federico II di Napoli, sottolinea l'importanza dei prodotti solari. Egli afferma che "i prodotti solari rivestono un ruolo preventivo così importante da indurci a sperare che anche in Italia, come già avviene negli Usa, possano un giorno essere considerati non semplici cosmetici ma veri e propri farmaci." Spostare i prodotti solari dalla sfera dei cosmetici a quella dei farmaci, secondo Monfrecola, "comporterebbe vantaggi per il consumatore (non solo efficacia e sicurezza ma anche trasparenza, con l'elenco di indicazioni e controindicazioni) e abbatterebbe il pregiudizio della classe medica."

La Consapevolezza Crescente e i Cambiamenti Sociali
Nonostante la persistenza della cultura dell'abbronzatura, si osservano segnali promettenti di cambiamento. La consapevolezza dei rischi legati all'esposizione solare sta crescendo, e con essa, l'adozione di pratiche più sicure.
Nel 2015, la FDA (Food and Drug Administration) statunitense ha proposto una norma che vieta ai minori l'uso di lettini e cabine abbronzanti. Otto anni dopo, gli esperti sono ottimisti sul fatto che la norma sarà finalizzata. Attualmente, 44 stati e il Distretto di Columbia vietano o regolamentano l'uso di lettini abbronzanti indoor da parte di minori. L'uso dei lettini abbronzanti, anche tra gli adulti, è diminuito nel corso degli anni. Altri paesi, tra cui Brasile e Australia, hanno introdotto un divieto totale dell'abbronzatura indoor. Il dottor Sarnoff auspica che anche gli Stati Uniti si muovano in questa direzione.
I prodotti per la cura della pelle con filtro solare stanno diventando la norma. Secondo la società di ricerche di mercato Spate, il numero di ricerche online di creme solari, dalla primavera del 2019 alla primavera del 2021, è aumentato di 210.000, rendendolo il prodotto per la cura della pelle con la più alta crescita di ricerche. La generazione più giovane, ossessionata dai social media, è particolarmente interessata a prodotti per la cura della pelle multitasking che includono la protezione solare ad ampio spettro. "Questi prodotti facilitano la conformità", afferma il dott. Sarnoff.
Inoltre, riconoscendo gli stereotipi obsoleti e il marketing mirato che circondano l'industria dell'abbronzatura, si è posta maggiore enfasi sulla celebrazione del tono naturale della pelle. Stiamo assistendo a un numero crescente di celebrità che vanno controcorrente rispetto alla tendenza dell'abbronzatura, abbracciando il loro tono naturale della pelle, sia esso chiaro, medio o scuro.
Il dottor Cagnoni, in vista del prossimo Congresso nazionale di dermatologia, presenterà una ricerca che sottolinea i benefici della somministrazione di farmaci serotoninergici su persone affette da tanoressia. Questo approccio terapeutico mira a trattare le cause psicologiche sottostanti della dipendenza, offrendo un'alternativa ai rischi fisici dell'eccessiva esposizione solare.
La qualità dei filtri solari necessita di essere migliorata parallelamente ai cambiamenti sociali, come il maggior tempo trascorso al chiuso, il perdurare del mito dell'abbronzatura e le vacanze "mordi e fuggi" con esposizioni intense e saltuarie in aree spesso tropicali. A garanzia di sicurezza, il Gifde ha stilato linee guida scientifiche sul profilo del solare ideale.
La questione della "tintarella intelligente" vede ancora una parte della popolazione restia. Se il 71% degli italiani sembra essersi ormai convinto della necessità di utilizzare opportune creme filtranti scelte in base alle caratteristiche della propria pelle, il restante 29%, praticamente 3 connazionali su 10, rifiuta ancora questa idea, spesso per ragioni "quantomeno curiose, purtroppo indice di una certa ignoranza".
La data di scadenza dei prodotti solari, sebbene non sempre obbligatoria, è un'informazione importante per garantirne l'efficacia e la sicurezza. I dermatologi vedono i danni al DNA causati dai raggi UV, mentre gli amanti della tintarella vedono un colorito sano. La risposta a questa dicotomia è complessa e coinvolge aspetti culturali, psicologici e biologici.
La speranza è che la crescente consapevolezza, l'innovazione nei prodotti per la protezione solare e l'attenzione ai disturbi psicologici come la tanoressia possano portare a un futuro in cui la ricerca della bellezza non comprometta la salute.
Cronologia degli Eventi Chiave nel Rapporto Uomo-Abbronzatura:
- 206 a.C. - 220 d.C.: Inizia la tendenza della pelle pallida nell'antica Cina.
- 51 a.C.: Il pallore simboleggia ricchezza, buona salute e bellezza nell'antico Egitto.
- 1774: Maria Antonietta diventa regina di Francia ed è nota per la sua pelle e i suoi capelli incipriati.
- 1923: Coco Chanel diventa notoriamente abbronzata dopo un viaggio nella Riviera francese.
- 1929: Un marchio di costumi da bagno inizia a pubblicare annunci con donne che non indossano accessori per la protezione solare.
- 1940: Coppertone lancia la sua crema abbronzante.
- 1962: L'attrice Ursula Andress è la prima Bond girl e una bomba abbronzata in "Dr. No".
- 1992: L'attore George Hamilton raggiunge il picco della sua dipendenza dall'abbronzatura (pur essendo consapevole dei rischi).
- 2007: Uno studio fondamentale sull'"International Journal of Cancer" conferma l'associazione dell'abbronzatura indoor con il rischio di melanoma e carcinoma a cellule squamose.
- 2008: La Skin Cancer Foundation lancia la sua campagna "Go With Your Glow", incoraggiando le donne ad abbracciare il loro tono naturale della pelle.
- 2010: Nella seconda stagione di Jersey Shore, il membro del cast Mike "The Situation" Sorrentino conia l'acronimo GTL per "Gym, Tan, Laundry". Il dottor Sarnoff discute i pericoli dell'abbronzatura in televisione.
- 2011: La Fondazione aggiunge uno standard rigoroso per la protezione dai raggi UVA ai requisiti del sigillo di raccomandazione, riconoscendo che i raggi UVA penetrano in profondità nella pelle, contribuendo allo sviluppo dei tumori cutanei.
- 2013: All'attore Hugh Jackman viene diagnosticato il suo primo carcinoma a cellule basali, portando la consapevolezza del cancro della pelle, della protezione solare e dei pericoli dell'abbronzatura nel mainstream. Da allora, ha avuto altri cinque casi.
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