Santa Maria ad Nives a Corigliano Calabro: Storia, Fede e Arte

Corigliano Calabro, un gioiello incastonato nella costa ionica, custodisce tesori di storia, arte e spiritualità, tra cui spicca il Santuario di Santa Maria ad Nives, noto anche come la "Madonna Nera" o "Madonna della Guida". Questo luogo sacro, profondamente radicato nella comunità, è il fulcro di una storia millenaria che intreccia leggende, devozione e trasformazioni urbanistiche.

Le Origini Miracolose della Madonna della Schiavonea

La storia del Santuario di Santa Maria ad Nives è indissolubilmente legata a un evento miracoloso e a una figura leggendaria. Secondo la tradizione, nella zona denominata "Cupo", l'odierna Schiavonea, una notte del 1648, una guardia torriera di nome Antonio Ruffo, soprannominato "Antonaccio", mentre era di guardia lungo il litorale, ebbe una visione straordinaria. La Vergine Maria gli apparve seduta su una sedia in mare, con le braccia distese e un volto scuro, dichiarando di essere la "Madonna di Schiavonea" e chiedendo che la sua immagine fosse dipinta per essere venerata nella chiesa di San Leonardo.

Apparizione della Madonna a Sant'Antonio Ruffo

Antonio Ruffo, profondamente colpito dall'apparizione, si adoperò affinché l'immagine della Madonna fosse riprodotta. Un pittore di Corigliano, Scamardella, fu incaricato di realizzare il dipinto, sotto la diretta supervisione di Antonaccio, che fornì dettagli precisi sull'aspetto, il vestito, i colori e i contorni della Vergine. Durante il processo creativo, in modo inspiegabile e repentino, il volto della Madonna Nera si materializzò sulla tela con uno stile sublime. Contemporaneamente, la campana della chiesa suonò prodigiosamente, richiamando i fedeli. Accorrendo in massa per contemplare il volto divino della Vergine, il popolo gridò al miracolo. Si narra che il pittore Scamardella, meravigliato dall'evento, non proseguì la tela, lasciandola così come si era miracolosamente cristallizzata. L'effigie della Vergine, completata con arte eccelsa, divenne oggetto di grande fervore e devozione tra i coriglianesi, che iniziarono a venerarla come la Madonna della Schiavonea o "Madonna della Guida". L'opera venne poi custodita dapprima nella chiesa di San Pietro, nel centro storico di Corigliano, e successivamente traslata nella chiesa di San Leonardo, nella zona del Cupo a Schiavonea, il 13 ottobre 1648, attraverso una solenne processione.

La fonte storica, citata da D. Giacomo Foresta, testimonia l'importanza di questo evento: "Le autorità religiose ormai non potevano ignorare i fatti. Fu autorizzata la traslazione del quadro nella chiesa di S. Pietro, vicino al castello, il 20 settembre, e poi la solenne processione del 13 ottobre 1648 il quadro miracoloso fu trasportato alla chiesa di S. Leonardo tra una moltitudine di fedeli accorsi anche dai paesi vicini dove si era sparsa la voce dei fatti prodigiosi avvenuti a Corigliano".

L'Edificazione del Santuario e la Trasformazione di Schiavonea

A seguito di questi eventi miracolosi, prese avvio l'edificazione di un santuario dedicato alla "Madonna della Schiavonea". Il 16 marzo del 1649, infatti, in seguito all'apparizione miracolosa avvenuta il 23 agosto del 1648, iniziò ufficialmente la costruzione del Santuario della Madonna della Schiavonea o "Madonna della Guida". Il borgo marinaro, che in precedenza era conosciuto come "Marina del Cupo" e fungeva da importante scalo commerciale per l'olio, il vino e il grano, assunse presto il nuovo nome di "Marina della Schiavonea".

La costruzione della nuova chiesa dedicata alla Madonna di Schiavonea fu un momento cruciale per lo sviluppo del borgo. Il duca di Corigliano, Agostino Saluzzo, propose all'arcivescovo di Rossano, mons. Giacomo Carafa, di costruire a proprie spese una nuova chiesa su un suo terreno, da dedicare alla "Madonna di Schiavonea". Il giurispatronato fu concesso al duca il 4 dicembre 1648. I lavori iniziarono il 13 maggio 1649 e si protrassero per molti anni. Successivamente, Carlo Maria Salluzzo arricchì il Santuario, facendo ricoprire le pareti e i tre altari di preziosi marmi policromi. Alla sua morte, il 26 luglio 1718, i suoi resti mortali furono sepolti sotto il pavimento del Santuario, ricoperti da una lastra di marmo con lo stemma della famiglia Saluzzo.

Nel 1850, Luigi Compagna fece erigere, su progetto dell'architetto Bartholini, il "Quadrato", una struttura destinata a fiere e manifestazioni, che divenne il cuore pulsante della vita commerciale del borgo di Schiavonea e dell'intera area ionica. Pensato come luogo di stoccaggio e polo commerciale di derrate alimentari, vino e olio, il Quadrato presenta uno stile neoclassico con tipici colonnati, evocando i palazzi del commercio delle città europee. Nella seconda metà del XIX secolo, si assistette alla costruzione delle prime case in muratura, segnando un'ulteriore evoluzione del tessuto urbano.

Il Quadrato Compagna a Schiavonea

Dopo i lavori per il porto di Corigliano, iniziati nel 1968, si ebbe un'intensa crescita edilizia, che trasformò ulteriormente il volto di Schiavonea, portando a un notevole sviluppo urbanistico e demografico.

Il Santuario Oggi: Un Centro di Spiritualità e Accoglienza

Oggi, il Santuario di Santa Maria ad Nives è un importante centro spirituale e di accoglienza per pellegrini e visitatori. La cura spirituale è affidata ai padri Redentoristi, giunti nel 2008 su invito dell'arcivescovo di Rossano-Cariati, mons. Santo Marcianò. La comunità redentorista si occupa non solo del Santuario, ma anche della parrocchia, e svolge sull'intero territorio della diocesi missioni popolari e percorsi formativi.

Il luogo sacro dispone di un salone per convegni e accoglienza pellegrini, sottolineando la sua vocazione all'ospitalità. La devozione alla Madonna Nera continua a essere viva e sentita dalla comunità locale e dai fedeli che giungono da ogni dove. Le celebrazioni in onore di "Santa Maria ad Nives" sono momenti di profonda fede, partecipazione e affetto, che vedono la comunità riunita in riti di preparazione, Sante Messe, Santo Rosario e processioni.

Le celebrazioni, come quelle in onore di "Santa Maria ad Nives" nel borgo marinaro di Schiavonea, sono caratterizzate da un insieme di particolari emozioni e sentimenti. L'affetto, la devozione e la partecipazione accompagnano i riti di preparazione, che includono il "Sacro Novenario", Sante Messe e il Santo Rosario, da sempre indicato dalla Vergine come "Un’arma potente contro l’inferno: esso distruggerà i vizi, libererà dal peccato e abbatterà le eresie". Le riflessioni proposte dai parroci invitati, tra cui Monsignor Luigi Renzo, Vescovo emerito di Mileto-Nicotera-Tropea, e Padre Francesco Ansalone, rettore della parrocchia schiavoneota, offrono spunti profondi sulla figura di Maria, sulla sua umiltà e sul suo ruolo fondamentale nella storia della salvezza.

L'entusiasmo si registra anche durante l'adorazione Eucaristica e il passaggio del simulacro nella "Peregrinatio Mariae" per le vie di Schiavonea, con balconi, case e strade addobbate a festa. Non mancano momenti conviviali e l'impegno del "Comitato Festa" e del gruppo dei portatori del simulacro Mariano. La banda musicale "A. De Bartolo" contribuisce ad allietare i raduni delle autorità civili e militari presso il "Quadrato Compagna".

Corigliano Calabro: Un Territorio Ricco di Storia e Cultura

La storia di Santa Maria ad Nives è parte integrante di un territorio, quello di Corigliano Calabro, che vanta un patrimonio storico e culturale di notevole pregio. Il nome stesso di Corigliano Calabro ha una probabile doppia origine, dal latino "Corellianum" (podere di Corellio) o dal greco "χωρίον ͗έλαιον" (giardino dell'olio), a testimonianza delle sue antiche radici.

Il Castello Ducale: Testimone di Epoche Passate

La sua prima origine risale al 1073, epoca normanna, con la decisione del principe marinaio Roberto il Guiscardo di far costruire un bastione fortificato sull'altura di Corigliano. Il castello fortezza crebbe d'importanza con i Sanseverino nel 1300, per poi passare sotto il dominio degli Angioini e degli Aragonesi con Ferdinando I d'Aragona. Dalla forma quadrilatera e dotato di tre torri cilindriche e una cappella privata, divenne dimora estiva di numerosi nobili, in particolare dei baroni Compagna, che ne arricchirono le stanze. Considerato uno dei più belli del meridione, il Castello Ducale ancora oggi offre la possibilità di ammirare la rievocazione della vita quotidiana ai tempi dei baroni. Nelle sue profondità sono visitabili le antiche prigioni, ancora integre.

Il Castello Ducale di Corigliano Calabro

Borgo Marinaro di Schiavonea: Dalla Pesca al Commercio

Come già accennato, la frazione di Schiavonea, nata sul finire del XVI secolo come borgo di pescatori, fu inizialmente chiamata "Marina del Cupo". Veniva utilizzata per il commercio dei prodotti agricoli e come attracco per mercantili e pescherecci. Qui furono erette la Torre d'avvistamento detta "del Cupo" e un magazzino ("Taverna") appartenuto prima ai Sanseverino e poi ai Saluzzo. La costruzione della piccola chiesa di San Leonardo, protettore degli schiavi, nel 1615, testimonia la crescente importanza religiosa del borgo.

Castello San Mauro: Tra Storia Bizantina e Nobiltà

Situati lungo la statale 106 jonica nella zona di Cantinella, i ruderi del Castello San Mauro sorgono sui resti di un monastero bizantino del XII secolo. Ritenuta una ricca dimora di caccia, fu arricchita dai principi San Severino di Bisignano nel 1515. Nelle sue sfarzose stanze dimorò anche Carlo V d'Asburgo, re di Spagna, che di ritorno da una battaglia contro gli Ottomani, fece tappa qui sul finire del XVI secolo. La leggenda narra che il re pronunciò la frase "Voi siete il re o il principe di Bisignano?" di fronte al lauto pranzo offertogli dal Sanseverino.

Valle del Pendino: Cuore Produttivo e Spirituale

Il "polmone verde" che introduce al centro storico coriglianese, la Valle del Pendino, prese vita a seguito del trasferimento di una comunità ebraica nel XV secolo. Nella valle fu costruito il monastero del santo patrono S. Francesco di Paola e, successivamente, la Chiesa del Carmine (sec. XIV) e il Convento dei Carmelitani (sec. XIII). Accanto a questi, si trovano i ruderi dell'antico "Concio della liquirizia" dei Saluzzo e poi dei Compagna. Nei secoli successivi, quest'area proto-industriale rappresentò il cuore commerciale e produttivo di Corigliano.

Il Ponte Canale: Un'Opera di Ingegneria Antica

La costruzione dell'acquedotto, noto come Ponte Canale o Arco, è legata al santo patrono Francesco di Paola, a cui si deve la sua edificazione sul finire del XV secolo. L'acquedotto, in stile romanico con due arcate (una terza è andata distrutta nel tempo), serviva le tre piazze principali della città di Corigliano: Giudecca, Fondaco e Muro Rotto. L'abate di Saint-Non, alla fine del Settecento, ne fornì una suggestiva immagine in una delle sue vedute acquerellate nel "Viaggio Pittoresco nel Sud Italia".

Rossano: Un Tesoro di Storia Bizantina e Manoscritti Preziosi

A poca distanza da Corigliano Calabro, si trova Rossano, un centro di inestimabile valore storico e culturale, il cui toponimo greco "Ruskìa" o "Rusianon" (che salva, promontorio) evoca antiche origini.

San Marco: Un Oratorio Bizantino

L'oratorio di San Marco, situato nella parte più antica della città, risale alla fine del IX-X secolo, periodo della dominazione bizantina. Destinato alla contemplazione mistica dei monaci, il tempietto ha una pianta quadrata sorretta da sei pilastri, terminante con le tre absidi classiche dell'arte bizantina e cinque cupolette sul tetto. All'interno si conserva un frammento di affresco della Vergine Odigitria seduta in trono con il Bambino. La pianta quadrata e le cupole cilindriche sono caratteristiche dell'architettura bizantina, visibili in altri esempi in Calabria e in Sicilia, segno di una commistione di culture provenienti dall'Asia Minore.

Interno dell'Oratorio di San Marco a Rossano

Il Codex Purpureus Rossanensis: Un Evangeliario Unico

Ritrovato da studiosi tedeschi nella cattedrale di Rossano, l'antico Evangeliario, risalente al VI secolo, è un unicum al mondo per la sua integrità. Proveniente dall'Asia Minore (Siria), rappresenta un esempio di scrittura onciale in lettere d'oro e d'argento. Le miniature raffigurate, disposte su due registri e 188 fogli di pergamena tinta di rosso, narrano il Nuovo Testamento secondo Matteo e Marco. Il Codex contiene scene inedite, tra cui il ritratto di Marco, unica figura di Evangelista integra in un Codice greco-Vangelo datato prima del X secolo, e una delle prime e più preziose rappresentazioni di Pilato.

Panaghia: Una Chiesetta Bizantina nel Cuore della Città

La chiesetta di Panaghia (Παναγία), di epoca bizantina (IX-X secolo), si trova in pieno centro storico. Presenta un'unica navata con abside semicircolare, due ingressi e finestrelle laterali decorate con mattoni. Il suo nome, che significa "Tutta santa", è uno dei titoli della Vergine Maria. All'interno rimangono tracce di affresco di San Giovanni Crisostomo con aureola e mantello, testimonianza dell'arte bizantina diffusa anche in altre aree del mondo, specialmente nell'area ortodossa.

Santa Maria del Patire: Un Complesso Abbaziale Bizantino-Normanno

Il complesso abbaziale basiliano della fine dell'XI e inizio XII secolo, situato sulla montagna di Rossano, è uno degli esempi più rappresentativi di architettura bizantino-normanna dell'Italia meridionale. La chiesa presenta un gioco di alternanza di colori nelle absidi decorate da rosoni a motivo stellare. All'interno si trova un pavimento mosaicato con figure di animali. Diventato cenobio con chiostro e celle, fu sede di uno scriptorium dove si sviluppò una particolare forma di grafia (Perlschrift). Qui furono catalogati 130 codici, tra cui importanti manoscritti appartenenti all'Archivio Vaticano. La scuola calligrafica del Patire continuò lo stile rossanese iniziato da San Nilo.

Torre Sant'Angelo: Baluardo Difensivo sul Mare

Distante pochi metri dal mare rossanese, la Torre Sant'Angelo risale al 1543 ed è costruita con materiale proveniente dall'antica Thurium. Dalla forma quadrata con bastioni triangolari, fu edificata per il controllo strategico del mare dalle incursioni dei pirati. Quest'opera, unico monumento della storia civile, commerciale e marinara rossanese, conferma l'esistenza di un'antica banchina. La Torre faceva parte di un più vasto complesso, il "Fondaco", quasi una fortezza-stato, difesa militarmente e dotata di una flotta ai tempi di Ruggero II. Per secoli fu la più importante struttura daziaria e doganale sulla costa ionica.

L'Achiropita: Icona Sacra di Origine Divina

L'icona sacra dell'Achiropita è affrescata sul pilastro centrale della Cattedrale di Rossano, protetta da una teca in un prezioso altare con marmi policromi. Sebbene la sua storia sia avvolta da leggenda, l'affresco risale al VI secolo d.C. ed è di pregevole fattura bizantina. La Vergine, chiamata "Akheiropoietos" (non dipinta da mano umana), si presenta per intero e regge con il braccio sinistro il Bambino nell'atto benedicente.

La ricchezza storica e artistica di Corigliano Calabro e Rossano, con le loro testimonianze che spaziano dal periodo normanno a quello bizantino, arricchiscono ulteriormente il valore del Santuario di Santa Maria ad Nives, rendendolo un punto di riferimento imperdibile per chi desidera esplorare le radici profonde della spiritualità e della cultura del Sud Italia.

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